La Xylella devasta il Salento. Italia Olivicola propone un piano straordinario di riconversione e ristrutturazione da 500 milioni di euro per gli uliveti uccisi dal batterio. Ha intanto elaborato, per la prima volta da quando è iniziata l’epidemia in Puglia, stime confrontando i dati Istat, Ismea, Sian e di aziende agricole locali.

Catastrofe, questo è il termine giusto per ciò che sta accadendo nello Stivale italiano: sono più di 4 milioni le piante che non produrranno più e in un paio d’anni il numero potrebbe raddoppiare (nell’area colpita dal batterio sono presenti 22 milioni di piante). Ogni anno, mediamente, si perdono 29 mila tonnellate di olio d’oliva, pari in media a quasi il 10 per cento dell’intera produzione olivicola del nostro Paese, per 390 milioni di euro di mancata produzione. Nel Salento c’è ormai un vero e proprio cimitero di ulivi: 50 mila ettari suddivisi tra Lecce, Brindisi e Taranto.

I 500 milioni di euro del piano straordinario servirebbero per realizzare nuovi impianti olivicoli nei 50 mila ettari diventati deserto. Quattrocento per realizzare gli impianti nuovi e cento per olivicoltori e frantoiani a titolo di mancato reddito per le prime quattro annualità successiva alla piantumazione.

Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola, sottolinea: “Siamo davanti a una catastrofe senza precedenti che deve essere affrontata, insieme, da Unione Europea, Governo e Regione. Non si può perdere altro tempo. Ogni minuto perso regala al batterio la possibilità di avanzare e distruggere tutto. La burocrazia va abbreviata, così vanno eliminati i vincoli paesaggistici e architettonici per gli agricoltori che vogliono espiantare scheletri di ulivo per reimpiantare e poter riprendere a produrre”. Per Sicolo è lo Stato che deve sostenere costi e operazioni: “Se non si farà un piano di interventi serio ed efficace, a partire dall’area infetta, in pochi anni la produzione di olio, in Salento prima e in Puglia poi, si azzererà con conseguenze nerissime per migliaia di famiglie”.

Xylella si sposta verso nord e ha già causato 1,2 miliardi di danni. Il primo ulivo messo in quarantena, lo scorso 14 febbraio, è stato incappucciato con una rete anti insetto per evitare la propagazione del batterio che fa seccare gli ulivi, sotto la supervisione dei carabinieri forestali, su mandato della procura di Bari, in contrada Caramanna, a Monopoli, la parte più a nord del contagio. Coldiretti sottolinea: “La copertura si è resa necessaria dopo che la magistratura ha bloccato l’espianto dell’ulivo infetto che, essendo ‘corpo del reato’, non può neanche essere sfiorato. E’ stata quindi costruita una struttura in tubi in acciaio che consentirà di posare la rete anti insetto a una distanza di 50 – 70 centimetri dall’albero stesso”.

Per la Xylella Coldiretti parla di “ritardi accumulati nella presentazione alla conferenza Stato – Regioni del decreto per far partire il piano di interventi. Ora “occorre una decisa accelerazione con le risorse adeguate per gli agricoltori colpite e le necessaria eradicazioni chirurgiche che, se fossero state fatte prima, avrebbero risparmiato alla Puglia e all’Italia questa drammatica situazione. In 6 anni, tanti sono stati gli errori, le incertezze e gli scaricabarile che hanno fatto avanzare il contagio che, dopo aver seccato e fatto morire gli ulivi leccesi, si è spostato in provincia di Brindisi e di Taranto, arrivando pericolosamente proprio a Monopoli, con effetti disastrosi su ambiente, economia e e occupazione”.