E’ il commercio lanciare l’ allarme rosso. Nei primi due mesi del 2013 a causa del calo dei consumi e del generale impoverimento degli italiani, secondo l’Osservatorio Confesercenti, sono spariti quasi 10.000 esercizi commerciali. A conclusione del primo trimestre, la perdita potrebbe arrivare a oltre 14.000 imprese, il dato peggiore degli ultimi 20 anni, mentre per fine anno il saldo negativo potrebbe toccare quota 60mila imprese con la perdita di circa 200mila addetti: una vera e propria ecatombe. A questi dati negativi si aggiunge il problema degli esercizi sfitti che in tutta Italia sono ormai 500mila, con il risultato che sono sfumati 25 miliardi di canoni e 6,2 miliardi di gettito fiscale: più dell’Imu prima casa, pari a circa 4 miliardi di euro. Anche i pubblici esercizi vivono un momento disastroso: secondo le proiezioni dell’associazione, nel trimestre chiuderanno più di 9.500 tra bar, ristoranti e simili, mentre le nuove aperture sono state 3.181 (-25%), per un saldo finale negativo di 6.401 unità. Varia poi di città in città la percentuale di negozi rimasti senza affittuario. Secondo l’indagine Anama-Confesercenti, tra i capoluoghi presi in esame il centro storico più desertificato è quello di Cagliari, con il 31% dei negozi chiusi – quasi uno su tre. Seguono Rovigo (29%), Catania (27%) e Palermo (26%). I dati sono relativi ai soli centri storici: nelle periferie il fenomeno è ancora più forte.

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