Truffa di alta professionalità : pensavo fosse un trattore e invece era un calesse. Ovvero, come rispondere a un’inserzione sponsorizzata su Facebook di una rinomata azienda tedesca che commercializza mezzi agricoli e ritrovarsi ad acquistare un mezzo inesistente, vittima dell’ennesima truffa in rete. Non solo, ma nonostante la denuncia presentata per truffa sia dall’interessato sia dall’azienda tedesca, il cui sito era stato clonato, la truffa continua ad essere propalata sul web, con migliaia di altri potenziali – e ignari – acquirenti in buona fede che, se procedessero all’acquisto, cadrebbero in una rete infernale. Una truffa di alta professionalità criminale, come vedremo, per questo ancora più insidiosa e da far conoscere per cercare di fermare la trappola tesa a migliaia di persone e aziende, che in buona fede si rivolgono alla rinomata azienda tedesca, non sapendo che il suo sito è stato clonato e che hanno invece a che fare con pericolosi truffatori.

È quanto accaduto al titolare di un’impresa agricola, ritrovatosi con un pugno di mosche in mano al termine di una trattativa per l’acquisto di un trattore seminuovo che sembrava avere tutte le carte in regola: un sito in lingua italiana esattamente identico alla versione tedesca, un contratto di compravendita con versamento di caparra ritenuto corretto dal proprio legale. Finché l’imprenditore non si insospettisce.

Ma cominciamo dall’inizio. “Il mese scorso era comparso un annuncio della Eggers nella home della pagina Facebook della mia azienda relativo a un trattore seminuovo a un prezzo promozionale molto interessante – dichiara l’imprenditore agricolo vittima della truffa – Avendo in programma di acquistarne uno, contattavo l’inserzionista, che mi forniva i riferimenti dell’agente di vendita al quale rivolgermi.  La proposta che mi veniva fatta era quella di recarmi personalmente presso la sede spagnola che lo aveva in carico per la vendita, oppure procedere all’acquisto tramite spedizione del trattore versando un acconto del 30% del valore. Il sito in italiano della Eggers, in effetti – continua l’imprenditore – prevedeva anche questa modalità di vendita e il contratto che mi veniva proposto, intestato all’azienda tedesca, riceveva l’ok del mio avvocato. Quindi procedevamo alla firma e, contestualmente, al versamento dell’acconto richiesto, anche questo con beneficiaria la Casa madre in Germania. Quando alcuni giorni dopo venivo informato di un problema alla dogana francese che impediva il passaggio del mezzo, problema che, a detta dell’agente, avrei potuto risolvere saldando il restante 70%, scattava il primo campanello d’allarme. Alle mie richieste di spiegazioni l’agente rispondeva adducendo questioni legate all’Iva tedesca e alla natura intracomunitaria dell’azienda. Ad ogni modo comunicavo che non intendevo effettuare il saldo e che preferivo rinunciare all’acquisto. L’agente mi informava che in tal caso avrebbero proceduto al rimborso dell’acconto da me versato. Successivamente mi veniva spedita una ricevuta del bonifico effettuato in mio favore per l’importo che avevo anticipato. Purtroppo, non ho mai ricevuto quel bonifico. Quando la Casa madre, alla quale avevo scritto per avere ragguagli, mi ha risposto dalla Germania, ho scoperto che non sapevano nulla del mio trattore e della mia caparra e che, a quanto pare, il loro sito era stato clonato alla perfezione, così come il nome dell’agente di vendita e tutto il resto. La Eggers ha sporto subito denuncia”.

E qui emerge una storia nella storia, in questo caso tutta all’italiana. “Anch’io mi sono rivolto alla polizia postale, che è l’organo deputato al contrasto delle truffe in rete e, in attesa di recarmi presso i loro uffici, ho cercato di mantenere i contatti con il finto agente e di non mostrarmi preoccupato, in modo da aumentare le possibilità di localizzare gli organizzatori della truffa. Ma quando mi sono presentato alla polizia postale del capoluogo di provincia, anziché permettermi di sporgere denuncia, sono stato ripreso per aver violato il divieto di spostamento dal mio comune di residenza al capoluogo. Sono dovuto tornare a casa a mani vuote e alla fine la denuncia l’ho dovuta presentare il giorno dopo alla caserma dei carabinieri del mio paese, che ringrazio per la professionalità dimostrata ma che sicuramente non sono specializzati nei reati informatici. In sostanza si è perso tempo prezioso, dando a questi truffatori una chance in più di farla franca. Infatti, a distanza di diversi giorni, i post con l’offerta dei loro trattori fantasma continuano a comparire tra le mie notifiche Facebook e su altre piattaforme, come se nulla fosse, come se questi truffatori fossero sicuri di poter restare impuniti. Lo so che le probabilità di riavere indietro i miei soldi sono prossime allo zero, ma – conclude l’imprenditore – vorrei avere almeno la soddisfazione di evitare che altre persone cadano, come me, nella stessa trappola”.