Piazza Affari ha appena archiviato una settimana decisamente negativa: il Ftse Mib ha segnato un ribasso del 5,8%, il peggiore risultato tra le principali borse europee. Sui listini internazionali pesano ovviamente la nuova crisi mediorientale, cui si è aggiunta, la settimana scorsa la preoccupazione per la tenuta delle banche del Portogallo dopo le difficoltà mostrate dal Banco Espirito Santo.
Sul listino milanese ha pesato anche il dato relativo alla produzione industriale, risultata in calo in maggio. Il clima sul listino milanese è tutt’altro che positivo, come testimoniano le decisioni di Rottapharm e Sisal di rinviare il previsto debutto tra le società quotate.
Intanto gli economisti analizzano le ultime notizie arrivate dalla Banca centrale europea, che nei giorni scorsi ha reso noti i meccanismi con cui saranno messe in pratica le misure annunciate in giugno e che, secondo le parole del presidente Mario Draghi, possono portare fino a mille miliardi di euro all’economia europea.
Da un lato c’è chi mette l’accento sulla possibilità che anche questa volta le banche utilizzino il denaro messo a disposizione dalla Bce per acquistare titoli di Stato, invece di finanziare famiglie e imprese. L’erogazione dei fondi alle banche, infatti, non è condizionata al fatto che arrivino all’economia reale: gli istituti devono solo dimostrare un aumento dei loro prestiti complessivi a realtà non finanziarie.
Sul denaro prestato da Francoforte le banche pagheranno un tasso dello 0,25%, e la tentazione di utilizzarlo per comprare, per esempio, i Btp italiani, che rendono il 2,9%, appare davvero forte.
Ma c’è anche chi fa notare che l’operazione sembra una versione europea del “quantitative easing” con cui la Federal Reserve ha fatto ripartire l’economia Usa, e che consisteva in un massiccio acquisto di bond per fare arrivare liquidità sul mercato. E dato che la Bce non può direttamente acquistare titoli di Stato, gli acquisti avverrebbero per il tramite delle banche.
Secondo i più ottimisti, poi, se nel frattempo la Fed interromperà, come annunciato, il quantitative easing, e inizierà ad alzare i tassi, si avrebbe finalmente un indebolimento dell’euro che, oltre a favorire le esportazioni europee, farebbe aumentare i prezzi delle importazioni, dando una spinta all’inflazione, e scongiurando la tanto temuta deflazione.

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