Si avvia a conclusione l’ultimo capitolo della vicenda Tango bond. O, almeno, se lo augurano gli oltre 50mila obbligazionisti italiani che da più di dodici anni aspettano dall’Argentina il rimborso di quanto avevano investito nel debito del Paese.
 Il contenzioso affonda le sue radici nella bancarotta del 2001: nel 2005 e 2010 Buenos Aires aveva offerto ai creditori del Paese titoli scontati in cambio delle vecchie obbligazioni. Chi accettò di partecipare a uno dei due concambi ricevette nuove emissioni di titoli di Stato argentini con un taglio al valore dell’investimento iniziale fino al 70%. Secondo le stime, circa il 92% dei creditori all’epoca decise di accettare i due concambi.
A questo punto della storia, però, tornano in scena coloro che avevano deciso di non accettare le condizioni proposte all’epoca da Buenos Aires. Tra questi, molti italiani oggi riuniti nella Task force Argentina (l’Associazione per la Tutela degli Investitori in Titoli Argentini o T.F.A.) e i fondi hedge Usa.

E’ iniziata questa settimana a Washington, nel quartier generale della Banca mondiale, l’ultima udienza presso l’Icsid (International Centre for the Settlement of Investment Disputes) che oppone l’Argentina agli obbligazionisti italiani e che dovrebbe concludersi il prossimo 27 giugno.
L’Argentina, sebbene abbia recentemente negoziato con il Club di Parigi i termini di ripagamento del suo debito in default, continua a rifiutare infatti qualsiasi accordo negoziale nei confronti degli altri creditori privati, inclusi il maggior gruppo di obbligazionisti che stanno perseguendo l’arbitrato Icsid.
Nel frattempo, sull’altro fronte, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso con il quale il governo argentino chiedeva di non pagare oltre 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund che detengono bond del Paese.
E qui la vicenda sembra prendere una brutta piega, anche a danno dei risparmiatori italiani. Secondo il Ministro dell’Economia argentino Axel Kicillof la decisione della Corte Suprema Usa potrebbe aprire la strada maestra a una nuova grave crisi.
Un rischio che Standard&Poor’s ha recepito tagliando il rating del Paese da CCC+ a CCC- e classificando il debito in valuta estera a un passo dal fallimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *