Lo Stato incassa circa il dieci per cento. Ma ne spende almeno sei per affrontare  l’emergenza dei giocatori patologici. Per quel milione di italiani che si perdonoappresso alle scommesse. Si identificano come spese sociali, quindi a carico della collettività, quelle legate ai problemi di chi sta male per il gioco: costi per le terapie, assenze dal lavoro, ricoveri. Ma anche incremento di separazioni e divorzi, sussidi per chi si rovina giocando, crescita del ricorso all’usura, peggioramento delle condizioni delle persone più povere e più fragili. Cifre su cifre che sono state ordinate in un dossier dal titolo “Mettiamoci in gioco” firmato da 21 associazioni   che lottano contro questo fenomeno.La crisi stringe alla gola, i risparmi si assottigliano ma non diminuiscono le spese per i giochi: siamo il primo paese al mondo per il “Gratta e Vinci” e abbiamo un numero di slot di ultima generazione triplo rispetto agli Stati Uniti. All’Italia il 23% del mercato mondiale del gioco on line. Le mafie, in una situazione così organizzata, hanno ruoli da protagoniste.

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