Nella relazione di apertura, Elisabetta Tondini (responsabile dell’area Economica e sociale AUR), ha sottolineato l’importanza delle caratteristiche dei luoghi per lo sviluppo. In un’epoca dove la competitività si è spostata dalle imprese ai territori, l’attrattiva territoriale è diventata strategica nel garantire il presidio di attività economiche e persone qualificate, di scambi di conoscenze e stimoli, continui e duraturi. A seconda che il soggetto economico sia l’impresa, il turista, il lavoratore, lo studente, la scala degli elementi attrattivi può cambiare ma uno rimane immutato, quello si sostanzia nella concentrazione di capitale umano, intelligenze, saperi diffusi, fermento creativo.

L’Umbria, pur in presenza di un buon ritorno in termini di immagine (l’indice di brand è buono, come per il 70% delle regioni italiane), risulta scarsamente attrattiva quanto a capacità di richiamare persone, risorse, capitali (l’indice di attrattività è basso, come del resto altre 13 regioni italiane). Occorre dunque lavorare per rafforzare i fattori più deboli che determinano l’appeal economico, a partire dalle infrastrutture, soprattutto ferroviarie. Pur nella eterogeneità dei suoi luoghi, nell’Umbria policentrica mancano grandi agglomerati urbani, un’assenza che potrebbe costituire una strozzatura per lo sviluppo futuro della nostra regione la quale si priverebbe degli effetti corroboranti delle economie urbane, con la loro capacità di alimentare e far circolare importanti flussi di persone, attività, conoscenza.

Tuttavia l’Umbria ha una ricchissima dotazione di patrimonio artistico e culturale come pure di meravigliose aree rarefatte, luoghi ideali per ispirare menti creative, far emergere nuove idee e innescare straordinarie opportunità di sviluppo.

Progettazione culturale diffusa e creatività sembrano dunque un cammino ineludibile. Se l’Umbria riuscisse a far emergere, richiamare, convogliare – in maniera non sporadica – la potenza delle idee e di energie creative nel tentativo di trasformare le unicità e le potenzialità dei suoi luoghi in fattori competitivi, sarebbe l’inizio di una grande svolta. In questo tentativo di assecondare un mondo che sta cambiando, all’immagine dell’Umbria di “terra del saper fare” si potrebbe allora sostituire l’immagine di un’Umbria “terra del saper creare”, ovvero luogo della creatività, fucina di idee al servizio della enfatizzazione della nostra cultura e delle nostre diversità al fine di rendere più attrattivi i suoi luoghi. Nella speranza che, in un futuro prossimo, si possa coniare un nuovo slogan: Umbria creativityland.

Nel successivo intervento, Mauro Casavecchia(responsabile dell’area Sviluppo locale e innovazione AUR) ha messo in luce le grandi opportunità che bellezza e cultura possono offrire per la rivitalizzazione sociale ed economica dei territori.

L’Umbria è una regione ricca di luoghi, vale a dire di spazi dotati di caratteri distintivi e carichi di significato – in contrapposizione ai nonluoghi, privi di storia e di anima – e dunque ha conservato una forte impronta identitaria. Non solo per il suo assetto meno densamente urbanizzato e più a misura d’uomo (l’Umbriaverde), ma anche per la vasta diffusione sul territorio di arte e cultura sedimentate nel tempo.

L’abitudine ad essere circondati da armonia e bellezza può tuttavia indurre a sottovalutare la possibilità di porre questi elementi come asset fondamentali del nostro modello di sviluppo, proprio nel momento in cui si fa strada nel mondo l’idea di considerare creatività e cultura non solo come beni da tutelare, ma come strumenti di crescita economica.Oggi che le regioni sono chiamate a esprimere una forte identità basata sul saper fare, sullo stile di vita, sulla reputazione di qualità e di eccellenza, la leva culturale diventa essenziale ai fini dello sviluppo del capitale economico di un territorio, del capitale umano dei suoi abitanti, della riqualificazione e rigenerazione urbana dei suoi luoghi, della vitalità del suo patrimonio identitario.

Nonostante la diffusa consapevolezza sulla centralità della cultura come motore per il rilancio socio-economico dei territori, si assiste tuttavia a un generale disinvestimento nella spesa pubblica per le attività culturali e al prevalere di una logica di tutela e conservazione del passato e di pigro sfruttamento della rendita, piuttosto che a un uso dei beni culturali innovativo e proiettato verso il futuro.La sfida è dunque quella di trattare la cultura non più come mero prodotto da commercializzare, ma come risorsa da rigenerare e rimettere in circolo.

Alle relazioni sono seguiti l’intervento del consigliere regionale Raffaele Nevi, quindi le narrazioni di tre personalità di rilievo appartenenti a mondi diversi come l’arte, l’imprenditoria e la spiritualità, che hanno con l’Umbria un rapporto speciale: Giulio Rapetti Mogol (in foto) paroliere, scrittore e produttore discografico e fondatore del CET, una scuola per autori e musicisti nelle campagne di Avigliano Umbro; Chiara Lungarotti, amministratore unico delle aziende del gruppo omonimo; Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi.

I lavori sono stati chiusi dall’intervento della consigliera regionale Carla Casciari.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *