Il 30 novembre si terrà in Svizzera un referendum popolare su un tema molto delicato, l’oro della Banca centrale svizzera (Swiss national bank, Snb). Il referendum propone:
– l’istituzione di una quota minima del 20% di riserve aurifere rispetto al totale degli attivi
– il divieto di vendita di oro da parte della Snb
– l’obbligo di depositare l’oro in Svizzera.

Attualmente la Banca centrale svizzera ha una posizione in oro pari all’8% del totale degli attivi; il 70% di questi sono depositati in Svizzera (il resto in Canada e Regno Unito). In modo molto irrituale per gli standard elvetici, la Snb ha espresso il proprio disappunto per questa iniziativa e ha sollevato numerose obiezioni tecniche, del tutto condivisibili.
Il mandato della Snb è la stabilità dei prezzi, ampiamente centrato dato il tasso di inflazione medio al di sotto dell’1% nel corso degli ultimi 20 anni.
Da questo punto di vista, la politica di gestione delle riserve aurifere è uno degli strumenti a disposizione: imporre dei limiti peggiorerebbe la capacità di reazione della banca centrale.  Ovviamente, in caso di vittoria del sì la credibilità della Snb risentirebbe pesantemente di questi vincoli, soprattutto nelle manovre di riduzione del bilancio. Quando ha deciso di fissare un floor sul cambio del franco contro l’euro, la Snb ha effettuato un’espansione del bilancio, utile anche a contenere le spinte deflazionistiche. Nel momento in cui fosse necessario procedere a una normalizzazione, la Snb si troverebbe con le mani parzialmente legate.
Oltre a questo, l’oro è un’asset class decisamente più volatile dei titoli di stato, tipicamente presenti nei bilanci delle banche centrali. Imporre sia una quota minima sia il divieto di vendita renderebbe il bilancio della Snb estremamente volatile: nel momento in cui fosse desiderabile effettuare una riduzione del bilancio stesso, la Banca centrale svizzera dovrebbe vendere altri asset, lasciando aumentare ulteriormente la quota di oro. Non poter disporre di questo oro in caso di necessità sarebbe un ulteriore grave colpo alla credibilità della Snb.

Gli ultimi sondaggi (27 ottobre) danno in leggero vantaggio il fronte del sì (44% vs. 39%) a livello nazionale, anche se per l’approvazione è necessario che il sì vinca nella maggioranza dei cantoni. L’eventuale vittoria del sì obbligherebbe la Snb a comprare oro e/o a vendere titoli, buona parte dei quali acquistati per difendere il livello di 1,20 contro euro. Questo scenario sarebbe ovviamente positivo per il prezzo dell’oro, mentre renderebbe tecnicamente molto complessa la tenuta del floor.

( tratto da www.lamiafinanza.it del 24.11.2014  Anno 9° n.328 )

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