Lo sapevate che la scatola di pomodori costa di più dei pomodori stessi? Ebbene sì. Il prodotto che viene raccolto a prezzo stracciato dai tanti ‘schiavi’ (ogni tanto ne muore qualcuno, ci si indigna, ma poi passa) non ci farebbe spendere così tanto se arrivasse in tavola direttamente. Cosa impossibile, naturalmente. Coldiretti ha scoperto, però, che la scatola costa di più della salsa che compriamo, soprattutto alla grande distribuzione.

Una bottiglia di passata di pomodoro da 700 millilitri mediamente viene venduta a 1,30 euro. Oltre la metà del valore, pressapoco il 53 per cento, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18 per cento il costo di produzione industriale, il 10 per cento il costo della bottiglia, l’8 per cento appena il valore che viene riconosciuto al prodotto. Un controsenso, un paradosso visto che, senza il prodotto, non ci sarebbe neanche il contenitore. Ma tant’è. Non è finita qui. Nello scomporre il puzzle che viene proposto al consumatore finale, mancano alcuni tasselli: il 6% del costo è rappresentato dal trasporto, il 3 per cento dal tappo e dall’etichetta, il 2 per cento dalla pubblicità.

Coldiretti parla di squilibrio dovuto a pratiche commerciali sleali. Alcuni esempi? Aste capestro su internet al doppio ribasso (la grande distribuzione chiede alle aziende fornitrici del prodotto di presentare offerte di vendita; raccolte le proposte, indice via internet una seconda gara al ribasso. Si aggiudica la commessa chi offre di meno), che costringono gli agricoltori a fare salti mortali con prezzi al di sotto dei costi di produzione. La filiera, così com’è, non funziona, questo è chiaro. Campo, produttore, allevatore, contadino: c’è chi si occupa di coltivare e allevare ciò che poi mangiamo. E il problema di cui parla Coldiretti non vale solo per la passata di pomodoro. E non vale soltanto per l’Italia, naturalmente.

Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, spiega: “Al campo, spesso, i prodotti agricoli sono pagati sottocosto pochi centesimi”. Cosa che “spinge le aziende oneste a chiudere e a lasciare spazio all’illegalità”. Volete sapere quanto abbiamo pagato la salsa di pomodoro negli anni? Nel 1985 il pomodoro da industria veniva pagato 180 lire, 33 anni dopo il prezzo è rimasto praticamente lo stesso, ma sono cresciuti i costi di produzione. Lo dice a chiare lettere Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia. C’è chi ci marcia sopra, tanto.

Servirebbe una tracciabilità reale, come per carne, uova, pesce e altri prodotti pregiati del made in Italy, accompagnando in questo modo alle certificazioni d’origine (l’Italia è leader mondiale) anche la garanzia che il prodotto che si acquista è frutto di un percorso sostenibile. Uno dei motivi per cui gli italiani hanno riscoperto gli acquisti dal contadino, spesso a chilometro zero, è questo: si sa da dove arriva il prodotto, il suo percorso. Si acquista da chi la terra la coltiva con sacrificio e sudore, non da chi impacchetta il prodotto, ci mette un bel fiocco rosso e ci costringe a pagare tanto.

Modificare questo modus operandi sarebbe anche dare un colpo forte alle agromafie, che nel 2017 hanno generato un volume d’affari di 21,8 miliardi di euro (+30 per cento). O è proprio per questo che ci sono i ritardi?