La Russia non gode di buona stampa. L’attenzione riservata dai media internazionali alla recente annessione della Crimea, pur se giustificata, non trova riscontro nella copertura di politiche estremamente aggressive verso l’estero, come quella della Cina in Africa.
Le caratteristiche della sua economia, in compenso, sono poco conosciute, anche tra gli addetti ai lavori. E si finisce per sottovalutare le interessanti opportunità d’investimento che offre, anche al di là del tema dell’energia e delle materie prime. È vero infatti che le vendite di gas e petrolio storicamente rappresentano il 50% circa delle entrate statali, ma negli ultimi anni questa dipendenza, per effetto sia del calo dei prezzi sia della diversificazione delle entrate, è scesa al 40%. E il “tema” dei prossimi anni, assieme alle risorse naturali, sarà quello degli investimenti in infrastrutture, come è avvenuto negli ultimi dieci anni in Cina e come sta avvenendo in India.
Azioni sottovalutate
Da circa cinque anni a questa parte il mercato azionario russo tratta a valori estremamente bassi, tanto da essere considerato il mercato azionario più sottovalutato al mondo. motivi sono diversi, ma il più importante è relativo alle carenze operative che limitano la liquidità del mercato: operare sulla borsa locale è ancora oggi estremamente problematico, e solo a luglio 2014 sarà attivo il servizio di Euroclear sul listino azionario russo. Ostacoli enormi rimangono poi nella diffusa corruzione e nella burocrazia soffocante, anche se, nel complesso, la situazione non è poi molto peggiore rispetto a quella di altri paesi emergenti, più amati dagli investitori internazionali, come Cina e India. La generale sottovalutazione del mercato russo dipende poi, in buona parte, dal settore più importante, quello dell’energia, penalizzato da una tassazione elevata. Il prezzo “giusto” del petrolio Brent, per l’economia russa, deve rimanere compreso tra gli 80 e i 100 dollari Usa al barile. Se il prezzo scende al di sotto, cominciano i problemi sotto forma di aumento del deficit statale a causa della ridotta redditività del petrolio; se sale oltre i 100 dollari, invece, la domanda estera tende a contrarsi e quindi si riducono le entrate governative legate all’oro nero. Un altro settore prioritario è quello delle materie prime. La ricchezza di commodities (carbone, ferro e rame) non solo aiuta l’export, ma porta un contributo fondamentale alla competitività di industrie attive nella loro trasformazione (come quella dell’acciaio). Ma la Russia non è soltanto energia e commodities. Ci sono settori che nei prossimi anni guadagneranno peso nei benchmark. Per esempio il finanziario, visto che il mercato dei depositi e dei mutui è ancora in gran parte inesplorato.
Un’economia in crescita
Se il debito pubblico è basso, quello dei privati è di fatto a zero. La crescita dei consumi interni è lenta ma costante e ci aspettiamo sia destinata a durare per i prossimi anni. Sul fronte demografico, il 2012 è stato il primo anno in cui il numero di nascite è stato superiore ai decessi, anche se l’aspettativa di vita media rimane bassa. Il paese ha un grande bisogno di investimenti in infrastrutture. Le risorse non mancano ma la burocrazia invasiva rappresenta un forte freno al rispetto di tempistiche accettabili. La scadenza dei mondiali di calcio nel 2018 dovrebbe fungere da stimolo per un’ulteriore accelerazione, oltre a quanto già visto per Sochi nelle recenti Olimpiadi invernali. È difficile prevedere quando i tanto attesi cambiamenti regolamentari saranno effettivi, ma al contempo qualche progresso già si vede. L’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio Wto, per esempio, sta portando molte società (quotate e non) ad adottare i criteri internazionali di contabilità e di revisione.

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