Come stanno le regioni italiane oggi rispetto a prima della crisi. Mediacom043 ha analizzato le dichiarazioni Irpef del 2009 e quelle del 2017. Analisi che comprende dunque il reddito complessivo e quello medio, su dati forniti dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Il primo responso è che l’Italia non sta ancora bene, è convalescente. Nel 2017 il reddito complessivo dichiarato è sotto dell’1,6% rispetto a quello del 2009. In valore assoluto, mancano 13,96 miliardi di euro.

Tra le regioni peggiori ci sono Calabria, Sicilia, Molise e Umbria (-4,4%). In quest’ultima regione mancano 98 milioni di euro di reddito Irpef per tornare a prima della recessione. Se analizziamo l’ultimo anno fiscale, ovvero le dichiarazioni del 2016 e quelle del 2017, scopriamo che l’Italia fa segnare un +1,2% (l’Umbria si ferma a +0,8%). Nessuna regione è in negativo. La peggiore è la Basilicata (+0,1%), preceduta dalla Liguria (*0,4%) e dal Molise (+0,6%).

Andando ora ad analizzare il reddito medio Irpef, l’Italia ha guadagnato l’1,3% dal periodo pre-crisi a oggi. In Umbria la crescita c’è stata, ma ancora una volta inferiore, +0,4%, rispetto alla media nazionale. Il reddito medio, nelle dichiarazioni dei redditi 2009, era il 95,2% di quello medio nazionale, la percentuale nel 2017 scende al 94,3%. Il motivo? L’aumento della diseguaglianza. Come spiega Giuseppe Castellini, direttore di Mediacom043: “Il reddito complessivo, sia in Umbria che in Italia, in termini percentuali ha un andamento peggiore del reddito medio perché è diminuito il numero dei contribuenti. Questa diminuzione è dovuta al fatto che, rispetto ai livelli pre-crisi, per restare all’Umbria oggi ci sono 32mila 869 contribuenti, il 5,1% in meno. Persone che non hanno più alcun reddito o lo hanno così basso da non presentare neppure la dichiarazione. In molti casi sbagliando, perché le ritenute d’acconto, o comunque l’Irpef pagata alla fonte, potrebbero averla rimborsata dallo Stato”.

“In Italia, infatti, secondo i calcoli del Caf della Cgil, ci sono oltre 2,5 milioni di contribuenti a reddito molto basso che non presentano la dichiarazione al fisco, perdendo quindi i rimborsi di quell’Irpef che, o attraverso la ritenuta d’acconto del 20% o comunque attraverso l’Irpef versata alla fonte, hanno pagato e che avrebbero diritto ad averla rimborsata, trovandosi nella no tax area”.

Parlando di valori assoluti reali (ossia depurando i dati dall’inflazione intercorsa nel periodo), a livello di reddito Irpef complessivo l’Umbria scende da 13,281 miliardi di euro tra le dichiarazioni 2009 e quelle del 2017 (-98,25 milioni di euro). Solo due le regioni italiane (Trentino Alto Adige e Veneto) in cui il reddito complessivo invece aumenta, andando quindi sopra i livelli pre-crisi, mentre tutte le altre hanno il segno meno.

Peggio dell’Umbria, che come detto marca -4,4% (ossia è lontana del 4,4% dai livello di reddito pre-crisi), fanno Calabria (-5,1%), Sicilia (-5,9%) e Molise (-7,6%). Vicini al recupero dei livelli pre-crisi sono Emilia Romagna (-0,5%), Lazio (-0,6%) e Lombardia (-0,8%). Il reddito medio dei contribuenti umbri è passato in termini reali da 19mila 680 euro delle dichiarazioni presentate nel 2009 a 19mila 750 euro delle dichiarazioni 2017 (+70 euro). Si tratta di dati inferiori alle media nazionale, dove nello stesso arco di tempo il reddito medio è passato da 20mila 660 a 20mila 940 euro (+280 euro). Le regioni che registrano l’aumento del reddito medio più elevato tra le dichiarazioni 2009 e quelle 2017 sono la Provincia di Bolzano (+7,1%), la Basilicata (+2,9%), il Friuli Venezia Giulia (+2,8%) e l’Abruzzo (+2,7%). L’Umbria, come già visto, marca +0,4%. In rosso Lazio (-1,8%), Sicilia (-1,8%), Campania (-0,7%), Sardegna (-0,5%) e Puglia (-0,1%).