L’attuale crisi, con la sua estensione, durata e gravità, ci dimostra come le tecniche analitiche, usate da economisti e analisti, siano incapaci di produrre previsioni credibili non solo di fallimenti di imprese o mercati ma addirittura di eventi drammatici su scala globale. Viene da domandarsi, a questo punto, se queste tecniche, cosi enormemente sofisticate, siano concettualmente corrette e se poggino su solide basi anche dal punto di vista scientifico e filosofico. Sembrerebbe proprio di no. Sono necessari altri approcci.
Esiste una tecnica nuova di analisi che si basa su un concetto fondamentale per la scienza: la complessità. L’analisi economica viene dunque eseguita utilizzando dati pubblicati dalla Banca Mondiale, che tengono conto di molteplici aspetti di un Paese, quali per esempio, economia, produzione e consumo di energia, educazione, sanità, trasporti, telecomunicazioni, agricoltura, per un totale di oltre 1500 parametri. Si tratta, quindi, di un’analisi di natura olistica, che contempla non solamente gli aspetti economici, bensì tutto ciò che descrive la vita di un Paese.  Il grado di evoluzione può essere “misurato” dalla complessità all’interno di un qualsiasi sistema. Consideriamo come crescono ed evolvono i mercati, le economie, i sistemi di leggi, le reti di traffico, di comunicazione, l’arte e la biosfera. Tutto ciò che cresce, inevitabilmente diventa più complesso.  Allo stesso modo è facile immaginare come una progressiva riduzione di complessità possa con certezza riflettere un sistema che si sta “sgonfiando” o decrescendo. Infatti, e cosi. Dal 2005, quando è stato trovato un modo razionale per misurare la complessità, sono stati condotti migliaia di esprimenti con sistemi di ogni tipo che hanno confermato questo fatto.  L’andamento della complessità dell’Eurozona, nel periodo 1971-2010 è illustrato nel grafico che segue. ( tratto da lamiafinanza di martedì 09/04/2013 Anno 8° n.99 )

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