Con l’emargo della Russia nei confronti di alcuni alimenti provenienti da Stati Uniti, Unione europea, Australia, Norvegia e Canada, diversi Paesi agricoli del mondo hanno cominciato a “ricalibrare” le loro esportazioni verso la Federazione Russia con l’obiettivo di ottenere maggiori profitti.

Dal lontano Sudamerica, il settore cileno della frutta secca sta guardando con attenzione all’evolversi della questione “embargo”. Andrés Rodríguez, in rappresentanza del Commissione cilena della Noce (Chilean Walnut Commission) e dell’Associazione cilena delle Prugne Secche (Chilean Prunes Association), ha puntualizzato a www.freshfruitportal.com che la Russia è il primo mercato di riferimento per le prugne secche cilene, con una quota del 15% sulle spedizioni totali.

Prugne secche: difficile superare la performance degli anni più recenti

“Nel 2013 ne abbiamo spedite 10.089 tons in Russia, per un valore di 24,4 milioni di dollari“, dichiara Rodríguez. Dobbiamo considerare – prosegue – che il Cile è uno dei più grandi esportatori mondiali di prugne secche verso il mercato russo. Oggi le importazioni della Russia si attestano attorno alle 28 mila tons, di cui circa 20 mila tons sono state storicamente garantite da Cile e Argentina, con 10 mila tons a testa, mentre la restante quota veniva assicurata da Stati Uniti, Serbia e Moldavia“.  Per quest’anno, tuttavia, l’Argentina prevede che le sue spedizioni in Russia registreranno un forte calo, potendo contare su un raccolto nettamente inferiore rispetto al normale. “In questa situazione – sottolinea Rodríguez – si potrebbe pensare che la Russia aumenterà la sua richiesta di prugne cilene, ma è importante considerare che ci troviamo in un anno in cui i prezzi internazionali per la prugna secca sono molto alti e ciò, probabilmente, condurrà ad una contrazione della domanda russa”. Secondo Rodríguez è dunque difficile che l’export in Russia di prugne secche possa superare i livelli degli anni precedenti.

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