Tutti felici, a favore di telecamere e macchine fotografiche, a stappare Acqua Sangemini. Sì, perché questo è diventato uno degli sponsor dell’Inter. Di più, questa sarà l’acqua ufficiale della squadra nerazzurra di calcio per i prossimi tre anni. Carlo Pessina, consigliere delegato di Acque Minerali d’Italia Spa, che dice: “L’accordo premia la qualità delle nostre acque minerali”. Va da sé che significa pure espansione, visibilità. Insomma, tutto lascerebbe pensare che la famiglia Pessina – proprietaria di Norda e Sangemini – naviga nell’oro. E forse è davvero così ma, nel caso, se ne sono accorti poco proprio nello stabilimento delle acque minerali. In crisi. Così come all’Unità, chiusa dopo che la stessa famiglia Pessina l’aveva presa per rilanciarla.

 

Dobbiamo fare più di un passo indietro per capire di cosa si sta parlando. Massimo Pessina e Guido Stefanelli sono presidente e amministratore di Pessina Costruzioni, azienda costituita nel 1954 da Carlo Pessina, lo zio di Massimo. Sede principale Milano, cantieri all’estero e in Italia. Nel 2015 si lanciano nell’editoria, diventando padroni dell’Unità, lo storico foglio creato da Antonio Gramsci. Inventano per l’occasione la società Piesse, che acquista l’80% dell’ex quotidiano di partito. Il restante 20% è di Europa Youdem Unità, ossia del Pd di Matteo Renzi. Un paio d’anni dopo, il 2 giugno del 2017, si chiude. La famiglia Pessina torna a fare solamente costruzioni. L’avventura è durata poco, sono volati dalla finestra soldi, ma nello stesso tempo sono arrivate tante commesse, sono stati aperti cantieri. Come scrive ‘Il Fatto Quotidiano’, “molti con soldi pubblici”.

 

A pensar male si fa peccato? Non sempre. Il fatturato del 2016 è pari a 44,8 milioni di euro. Nel 2017 siamo a 66 milioni. E allora? La Pessina è schizzata al 23esimo posto delle imprese di costruzione italiane, utile netto di 8,8 milioni. Ma come, hanno chiuso l’Unità? Beh, nel 2017 i Pessina vincono un arbitrato contro A2a, multiutility dell’energia nelle mani delle amministrazioni di Milano e di Brescia. In cassa, freschi freschi, arrivano 44,2 milioni come risarcimento. I ricavi salgono da 90 a oltre 113 milioni; la Columbia Prima, holding che controlla Pessina Costruzioni, può così chiudere il bilancio 2016 con +9,1 milioni dopo aver registrato una perdita di 700 milioni 12 mesi prima.

 

Arriviamo alla primavera del 2018. La Pessina si prende, all’asta del tribunale di Bolzano, la Oberosler, una delle maggiori imprese di costruzione dell’Alto Adige, con un portafoglio di lavori (per lo più strade e gallerie) per 270 milioni di euro. E ben tre concessioni di tre tratti autostradali e per costruire il tunnel di base di una centrale elettrica. Pessina va come un treno: a Torino, gli uffici della Reale Mutua e il progetto Juventus Village; a Pescare il centro direzionale della Fater; a Bogliasco il centro sportivo Mugnaini della Sampdoria. E tanti progetti e contratti stipulati con committenti pubblici: la Casa della Salute di Bologna, il velodromo di Spresiano (Treviso), che sarà il più grande in Italia, l’ospedale Felettino di La Spezia, il polo bio naturalistico dell’Università di Sassari, l’ospedale di Garbagnate, in provincia di Milano, il liceo Sigonio di Modena, l’Accademia della guardia di finanza di Bergamo, realizzata da Cassa e Depositi, la ristrutturazione dell’Agenzia del demanio, dei caselli daziari di Milano, la partecipazione a Reinventing cities, bando internazionale per rigenerare e rendere ecologici siti degradati della città (la Pessina si occupa delle Scuderie del Montel, nei pressi di San Siro, a Milano).

 

I dubbi fioccano: come mai tutto questo ben di Dio in pochi anni? Secondo la trasmissione ‘Report’ del 2017, l’acquisto dell’Unità aveva come contropartita appalti in Kazakistan (civili, industriali e infrastrutturali, legati ai giacimenti dell’Eni) e in Iran (cinque ospedali da costruire). Pessina ha smentito tutto, continuando a costruire. Ad avere commesse. Giovanni Toti, all’epoca candidato del centrodestra in Liguria, disse sull’ospedale di La Spezia: “Singolare che a pochi giorni dal voto si firmi un appalto da centinaia di milioni di euro. E che il gruppo che lo realizzerà, unico a presentare un’offerta, sia il maggior titolare delle quote dell’Unità, giornale che il segretario del Pd Matteo Renzi si è preso l’impegno di salvare. Sarà certamente tutto regolare, ma lascia perplessi”. Dal Gruppo Pessina la risposta: “C’è stata una regolare gara e noi abbiamo vinta in base all’offerta migliore”. Scaramucce politiche, di sicuro, ma forse non solo.

Anche perché, a questo punto, arriviamo all’acqua umbra. Il gruppo Pessina, attraverso la holding di cui abbiamo già parlato, controlla Norda e Sangemini, 26 fonti e 130 milioni di fatturato. Ma pur in presenza di cifre considerevoli, i Pessina non paiono interessarsi più di tanto alla sorte dei dipendenti delle sorgenti. Nel 2017, il gruppo Norda, in compenso, ottenne la concessione per utilizzare la sorgente Sponga di Canistro, in provincia de L’Aquila. Dal presidente della Regione Abruzzo, il pieddino Luciano D’Alfonso. Si aprì un contenzioso che vide la regione costretta, un anno dopo, a indire una nuova gara.

 

La tesi che la Pessina Costruzioni entri in determinati settori con intenzioni diverse da quelle del rilanciare non è poi tanto peregrina, insomma. Visto che siamo partiti parlando del calcio, è come se un giocatore entrasse in campo con l’intenzione non di aiutare la squadra a vincere, quanto di farsi notare dagli osservatori che ci sono sugli spalti per andare a giocare in un club più grande e importante.