In base alle informazioni degli ultimi due censimenti generali dell’agricoltura, il panorama italiano delle pesche e nettarine denota una importante modificazione delle superfici dal 2000 al 2010, che in un decennio vede diminuire la peschicoltura di circa il 20%, corrispondente a circa 18.000 ettari in meno. Questo rallentamento si fa più vistoso nelle regioni del Nord Italia, come l’Emilia-Romagna (-35%) e il Veneto (-33%), mentre per molte regioni del Sud emerge una tendenziale stabilizzazione delle superfici con picchi positivi per Puglia (+60%) e Sicilia (+20% ).La produzione in Italia oscilla intorno a 1,5 milioni di tonnellate.  La diminuzione delle superfici investite a pesche e nettarine si è tradotta nel tempo in un calo più contenuto della produzione grazie alle migliori tecniche di coltivazione; il potenziale infatti è sceso da 1,6 milioni di tonnellate del 2005 a 1,5 milioni di tonnellate degli anni più recenti. Le nettarine sono la tipologia più prodotta con una quota del 54%; seguono le pesche con il 40%, mentre le percoche (pesche da industria) rappresentano la quota rimanente.Acquisti al dettaglio: trend sostanzialmente stabile
Il consumo di pesche e nettarine è ancora oggi molto radicato nella cultura alimentare delle famiglie italiane considerando che sul mercato interno viene destinato oltre il 70% dell’offerta nazionale.
Gli acquisti al dettaglio di nettarine della famiglie sono aumentati del 22% dal 2000 al 2010 secondo le statistiche GFK Italia, per poi ridursi leggermente (-3%) nei due anni successivi. Questa situazione è frutto di un andamento opposto per pesche e nettarine; le prime hanno sofferto abbastanza la crisi di consumi, -17% dal 2000 al 2005, ma recentemente tendono vedono una crescita degli acquisti, +6% dal 2005 al 2012. Le nettarine al contrario che hanno evidenziato buone performance di crescita, da qualche hanno denotano un andamento più stabile.

L’export italiano: concentrazione sulla Germania che vale 122 milioni di euro
Così come per la produzione, anche per l’export nazionale i quantitativi sono diminuiti, anche se la quota destinata all’esportazione si mantiene comunque attorno al 24-25% della produzione, per un totale di oltre 350 mila tonnellate spedite nel 2012. La struttura delle esportazioni, sia per le pesche, sia per le nettarine, è fortemente indirizzata verso la Germania. Secondo i dati Eurostat, nel 2012 la Germania ha speso 122 milioni di euro (su 288 milioni in totale, di cui il 69,5% realizzato con le nettarine) per importare pesche e nettarine italiane, un valore di poco inferiore rispetto al resto delle spedizioni negli altri Stati membri dell’Unione europea (130 milioni di euro) e di tre volte superiore rispetto all’import di tutti gli altri Paesi extra-europei presi congiuntamente.  Prendendo come riferimento il periodo 2000-2012, i volumi italiani appaiono costanti nei mesi di giugno, luglio e agosto, mentre a settembre si registra una lieve flessione dopo la forte progressione dei primi anni.