Pernigotti chiude. E si chiude una storia nata nel 1860, cinque generazioni prima che ci fosse la cessione, nel 2013, ai turchi di Tuksoz, che si erano detti entusiasti e pronti a rilanciare marchio e stabilimento di Novi Ligure. Sono bastati cinque anni, però, per “non essere più interessati alla fabbrica”. E se dietro questo stabilimento ci sono 100 persone, con altrettante famiglie, poco importa. La chiamano globalizzazione. La chiamano. Fatto sta che Pernigotti ha resistito più di 150 anni perché apparteneva a una famiglia italiana, la stessa che aveva iniziato con una drogheria per poi passare alla fabbrica. Per diventare nel 1882 fornitore esclusivo della Real Casa. La stessa che aveva iniziato a produrre i cioccolatini gianduiotti e i cremini, così come i prodotti per l’industria dolciaria dei gelati. Quella che, quando durante la Prima guerra mondiale fu vietato l’uso dello zucchero nella lavorazione dei dolci, s’inventò il torrone con il miele. Ottenendo un successo forse anche inatteso.

 

La storia di Pernigotti sembrava risvegliarsi con l’arrivo dei turchi. Teoricamente la fabbrica è diventata multinazionale. Ma è durato lo spazio di un battito di ciglia. Cinque anni. La globalizzazione ora metterà in ginocchio non soltanto chi lavorava nello stabilimento, ma l’intera economia di Novi Ligure e dell’Alessandrino. Noi non scarteremo più quei buonissimi cioccolatini al gianduia, loro si ritroveranno senza una fabbrica che dava profitti. Senza dimenticare l’indotto.

 

L’annuncio della chiusura è arrivata dai sindacati (Uila) perché i turchi non ci hanno messo la faccia. Rappresentanze sindacali che sono con i lavoratori pronti alla mobilitazione. Indignato il sindaco Rocchino Muliere: “Questa è una decisione assurda e inaccettabile. Occorre capire le cause che hanno portato la proprietà a presentare sempre solo perdite, nonostante il settore dolciario tiri. Una proprietà che non ha mai investito un euro sullo stabilimento”. Il primo cittadino ha informato il prefetto Antonio Apruzzese e tutti i parlamentari del territorio: “La questione deve diventare di rilievo generale ed essere trattata a tutti i livelli istituzionali con la massima attenzione”.

 

Aggiunge: “Non rinunceremo mai a un marchio storico, che la proprietà vorrebbe tenere, ma non si sa per farne cosa. La Pernigotti è patrimonio di Novi Ligure e dei novesi, oltre che un grande nome conosciuto che non può finire così”. Un patrimonio che era italiano. Poi sono arrivati da oltre confine, come tante volte stiamo vedendo in questi ultimi anni, a razziare. Con l’intenzione di rilanciare, ma spesso finendo per affondare marchi storici del nostro Paese. Purtroppo, da questo punto di vista, c’è un forte sbilanciamento. Noi difficilmente acquisiamo aziende straniere e, quando lo facciamo, sono piccole. Non ai livelli che invece vedono protagonisti gli stranieri.

Pernigotti però non merita di morire e neanche di rimanere nelle mani di chi non sa cosa farsene. In questo, sono tutti concordi: sindaco, sindacati, lavoratori, istituzioni, politici e opinione pubblica. Basterà?