I privilegi pensionistici ci costano 2,5 miliardi di euro all’anno. Il dato emerge da un report della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, nel quale vengono passati al setaccio i regimi di favore, i vantaggi, i diritti e i privilegi che alcune categorie di lavoratori hanno accumulato negli anni.
Dalle doppie tutele riconosciute ai politici (contributi figurativi e vitalizi) ai super calcoli delle pensioni a militari, carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco, alle pensioni senza tetto del fondo elettrici.

Ne viene fuori un quadro di un sistema pensionistico squilibrato per quanto riguarda il livello di protezione tra vecchie e nuove generazioni, e in conflitto tra chi vuole conservare i diritti quesiti e chi richiede di ridiscutere il calcolo delle pensioni liquidate con il generoso metodo retributivo.
Al primo posto tra le categorie dei privilegiati ci sono i politici, che riescono a sommare un versamento figurativo di contributi previdenziali, nel periodo in aspettativa, e un vitalizio, in pratica una doppia pensione. Si tratta di oltre 2 mila soggetti che costano all’Inps circa 10 milioni di euro l’anno.
Altro settore che gode di privilegi pensionistici sono i militari e le forze dell’ordine, che possono mettersi a riposo prima e beneficiare di una pensione d’importo superiore (addirittura con una ulteriore maggiorazione) perché calcolata sull’ultimo cedolino paga.
La riforma Fornero non ha intaccato tali prerogative e così un lavoratore del comparto sicurezza può ancora andare in pensione di vecchiaia a 60 anni e tre mesi o anticipatamente a 57 anni e tre mesi con 35 anni di contributi versati o addirittura a 53 anni e tre mesi, se al 31 dicembre 2011 è stata raggiunta la massima misura della quota retributiva (la generalità dei lavoratori può anticipare la pensione con 42 anni e sei mesi di contributi).

I privilegi pensionistici ci costano 2,5 miliardi di euro all’anno. Il dato emerge da un report della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, nel quale vengono passati al setaccio i regimi di favore, i vantaggi, i diritti e i privilegi che alcune categorie di lavoratori hanno accumulato negli anni.
Dalle doppie tutele riconosciute ai politici (contributi figurativi e vitalizi) ai super calcoli delle pensioni a militari, carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco, alle pensioni senza tetto del fondo elettrici.

Ne viene fuori un quadro di un sistema pensionistico squilibrato per quanto riguarda il livello di protezione tra vecchie e nuove generazioni, e in conflitto tra chi vuole conservare i diritti quesiti e chi richiede di ridiscutere il calcolo delle pensioni liquidate con il generoso metodo retributivo.

Al primo posto tra le categorie dei privilegiati ci sono i politici, che riescono a sommare un versamento figurativo di contributi previdenziali, nel periodo in aspettativa, e un vitalizio, in pratica una doppia pensione. Si tratta di oltre 2 mila soggetti che costano all’Inps circa 10 milioni di euro l’anno.
Altro settore che gode di privilegi pensionistici sono i militari e le forze dell’ordine, che possono mettersi a riposo prima e beneficiare di una pensione d’importo superiore (addirittura con una ulteriore maggiorazione) perché calcolata sull’ultimo cedolino paga.
La riforma Fornero non ha intaccato tali prerogative e così un lavoratore del comparto sicurezza può ancora andare in pensione di vecchiaia a 60 anni e tre mesi o anticipatamente a 57 anni e tre mesi con 35 anni di contributi versati o addirittura a 53 anni e tre mesi, se al 31 dicembre 2011 è stata raggiunta la massima misura della quota retributiva (la generalità dei lavoratori può anticipare la pensione con 42 anni e sei mesi di contributi).
Inoltre l’aliquota di rendimento per il calcolo dell’assegno pensionistico supera il 2% fisso della generalità dei lavoratori, passando dal 2,2% nei primi 20 anni al 3,6% negli anni successivi.
Anche i dipendenti del settore elettrico godono di una superiore aliquota di rendimento, fissata al 2,5%, peraltro senza un tetto retributivo nel calcolo dell’assegno.

I dipendenti pubblici degli enti locali, gli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate, i lavoratori del settore sanitario pubblico e gli ufficiali giudiziari beneficiano di un trattamento di favore nella quota di pensione che valorizza le anzianità contributive fino al 31 dicembre 1997: la retribuzione pensionabile è calcolata sull’importo dell’ultimo cedolino e sulla media degli ultimi cinque anni come per la generalità degli altri lavoratori.
Regole speciali anche per artigiani e commercianti che tra il 1990 e il 2014 hanno pagato contributi ridotti rispetto ai lavoratori dipendenti, ma ricevendo una pensione intera. Questo accadeva quando si applicava il sistema retributivo per il calcolo della pensione, ora con il sistema contributivo viene garantito un trattamento pensionistico corrispondente alla misura di quanto versato.
Un’altra categoria di lavoratori non coinvolta dalla riforma Fornero comprende il personale del comparto Enav, controllori del traffico aereo, meteorologi, i quali possono anche usufruire di una maggiorazione contributiva fino a cinque anni per il raggiungimento dell’età pensionabile.
Le sei riforme da Amato del 1992 a Fornero del 2011, passando per Dini del 1995, Maroni del 2004, Prodi del 2007 e Sacconi del 2010, hanno sempre scaricato sulle giovani generazioni il peso di tali privilegi. Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo è stato molto graduale e non poche categorie di lavoratori mantengono, nella giungla di leggi e disposizioni, privilegi e prerogative che soltanto quando tutti i beneficiari ne avranno fruito, il tempo potrà cancellare.
( articolo tratto da www.lamiafinanza.it n.201 del 20/07/2015 )

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