Al primo postorimangono gli Stati Uniti col 29% della quota di mercato. Poco sotto la Russia, col 27%. Da sole, queste due potenze sempre più in rotta dopo lo strappo sulla Crimea producono il 56% del commercio  internazionale di armamenti pesanti. Gli Usa vendono principalmente ad Australia, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti e a una novantina di altre nazioni. Mosca annovera invece fra i principali clienti India, Cina e Algeria. Cina che, fra l’altro, ha a sua volta consolidato la propria posizione di nazione esportatrice piazzandosi alla quarta posizione ma a distanze siderali dai primi della classe di piombo: 6% della torta, sotto alla Germania con il 7%. Le vendite di armi prodotte nella Repubblica popolare hanno registrato un balzo del 212% fra il periodo 2004-2008 e gli ultimi cinque anni, puntando ai Paesi in via di sviluppo. Basti pensare che tre quarti delle esportazioni sono finite a Pakistan, Bangladesh e Myanmar. E hanno conquistato perfino la Turchia, primo membro della Nato a rifornirsi di attrezzature – missili terra-aria HQ-9/FD-2000, 4 miliardi di dollari l’ordinativo – fuori dal tradizionale terzetto Usa, Ue Russia.

 

La Top Ten prosegue con una serie di altri Paesi, molti dei quali europei, come Francia (5%), Gran Bretagna (4%), Spagna, Ucraina e Italia al 3% e Israele al 2%. A chi vende l’Italia le armi? All’India, agli Emirati Arabi Uniti e agli Stati Uniti. Ma anche alla Siria di Assad.

Dell’enorme fetta degli Stati Uniti, il 61% è costituito da aerei, 252 dei quali da combattimento. Le esportazioni di questo genere di velivoli “riceveranno un’ulteriore spinta dalle previste consegne degli F-35 ad Australia, Israele, Italia, Giappone, Corea del Sud, Paesi Bassi, Norvegia, Turchia e Regno Unito – si legge nell’analisi dell’istituto svedese – il programma F-35 è il più costoso di sempre. Ciononostante sta subendo dei ritardi. Di 590 aerei programmati per l’esportazione solo 5 sono stati consegnati secondo le scadenze e diversi Paesi hanno ridotto il numero degli ordini”.

 

Dove finiscono aerei, elicotteri, sottomarini, navi, sistemi missilistici e blindati? Ovunque, cioè in 152 Paesi del mondo. Il grosso, però, lo comprano India (14% della fetta degli acquirenti), Cina e Pakistan, entrambi col 5% delle importazioni di armi pesanti. Dietro, col 4%, stazionano Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Stati Uniti, Australia e Corea del Sud. Chiudono l’elenco Singapore e Algeria con il 3% del mercato in ingresso. Ma anche l’Africa, fra le altre aree, ha fatto registrare un massiccio aumento degli ordini: 53% rispetto al periodo precedente. Al vertice dei Paesi più attivi negli acquisti ovviamente l’Algeria (36%), poi Marocco (22%) e Sudan (9%). In quest’ultimo caso parliamo di 44 elicotteri Mi-24 dalla Russia, 4 aerei Su-25 e 12 Su-24 dalla Bielorussia e 170 carri armati T-72 e T-55 dall’Ucraina. Mezzi usati nel conflitto con il Sud Sudan e, nonostante l’embargo dell’Onu, anche nel drammatico scenario del Darfur. 

 
 
 

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