La crisi economica che si trascina dal 2007 ha provocato la chiusura di quasi una azienda su cinque nel manifatturiero in Italia, mentre la produzione è complessivamente crollata del 24,5 per cento. Lo rileva la Commissione europea nella scheda sull’Italia contenuta nel rapporto sulla competitività dei paesi Ue. I settori più colpiti sono stati farmaceutica, tessile, pellame e abbigliamento, mentre secondo l’Ue l’auto è il settore in cui il potenziale produttivi resta più lontano dai livelli precrisi: 40 per cento più basso. Intanto l’Ue denuncia che in Italia la produttività è rimasta ferma anche mentre diminuiva il costo del lavoro.

In generale nella Penisola “la doppia recessione iniziata nel 2008 ha toccato il fondo nell’estate 2013 – si legge -. La produzione industriale sta attraversando una fase di recupero lenta e irregolare, sospinta da un aumento della fiducia delle imprese, a sua volta fondato sulla crescita degli ordinativi dall’estero”.

Dal 2011 l’export “ha rappresentato l’unico elemento capace di contribuire positivamente alla crescita. La recessione ha lasciato il segno sull’industria italiana: nel solo settore manifatturiero, dal 2007 il numero di aziende si è ridotto del 19 per cento circa ed alcuni settori, come quello farmaceutico, tessile, del pellame e dell’abbigliamento, sono stati colpiti in modo particolarmente duro”.