Dati ancora negativi. Ma stabili. L’economia umbra sembra aver superato la fase più acuta della crisi. Sono le indicazioni che arrivano dalla ultima indagine congiunturale di Unioncamere Umbria, la più aggiornata analisi statistica sulle imprese manifatturiere, relativa al terzo trimestre del 2013. Dopo sette trimestri consecutivi tutti molto negativi, per il secondo trimestre di seguito, il calo della produzione rallenta (-1,51%): è il dato migliore degli ultimi 21 mesi nei quali l’attività produttiva delle imprese dell’Umbria era arrivata a scendere fino al 7%. Le imprese più piccole, quelle con meno di 9 addetti, perdono ancora terreno rispetto allo stesso periodo del 2012 ma migliorano rispetto al trimestre precedente. Il 23% degli imprenditori delle oltre 500 aziende esaminate, si attende un miglioramento della situazione: è una delle indicazioni più positive degli ultimi due anni, anche se il 39% degli intervistati prevede stabilità e il 37,7% presume ancora una diminuzione della propria attività. I numeri migliori arrivano dall’export sia per quanto riguarda il fatturato che gli ordini. Nel Commercio la crisi permane ma rallenta di intensità. Le vendite calano ancora (-2,7%) ma è il valore meno negativo dall’inizio del 2012. Per quanto riguarda le previsioni, si è allargata la quota delle imprese che prevedono un aumento del fatturato e si è ridotto il numero degli operatori che ritiene probabile una ulteriore diminuzione. Segnali contrastanti arrivano dal Cruscotto statistico, grazie al quale Unioncamere Umbria fotografa in modo periodico lo stato dell’economia attraverso i dati aggiornati di un campione di oltre 54.000 imprese. Il saldo tra le imprese iscritte e quelle che hanno cessato l’attività è quasi in pareggio ma le cessazioni crescono ancora rispetto alle nuove iscrizioni. La crisi produce, in modo inevitabile, una forte selezione nel mercato: le imprese più strutturate tengono, quelle individuali barcollano. Tra le società di capitali le iscrizioni sono il triplo delle cessazioni. Ma preoccupa ancora l’andamento dell’occupazione con un dato (-2,5%) che nel secondo secondo trimestre 2013 è ancora peggiore di quello nazionale (-1,7%). La maggior parte delle nuove iscrizioni arriva nel settore del Commercio e in quello delle Costruzioni. Diminuiscono invece nei Servizi alle imprese, nel Manifatturiero e anche in Agricoltura. Le nuove imprese femminili aumentano del 18% e ormai rappresentano il 31% del totale. Quelle giovanili sono il 33% del totale ma crescono solo del 3%. Le nuove imprese straniere sono invece aumentate del 7% e arrivano al 17% delle nuove imprese iscritte. Apre segnali di speranza il dato sulla apertura e la chiusura delle unità locali: nel terzo trimestre del 2013 le imprese con la “testa” fuori dalla regione ma che producono in Umbria sono cresciute del 21%. La  vera emergenza rimane quella occupazionale: -5,1% tra le microimprese (più del doppio del calo registrato a livello nazionale). Rispetto al trimestre precedente è stabile il numero degli occupati nelle piccole e medie imprese. L’occupazione invece cresce di quasi il 3% nelle imprese con oltre 250 dipendenti. Da registrare un altro dato significativo che fotografa l’economia regionale: le grandi imprese rappresentano solo 1,1% del campione selezionato ma determinano quasi il 47% della produzione totale e sono le uniche che registrano un risultato netto complessivo con il segno positivo.

 

 

 

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