Nell’indice elaborato da Wall street journal e Heritage foundation il nostro paese ha perso tre posizioni rispetto al 2013, e si colloca in coda all’Europa            

 

 

A metà della classifica mondiale, e in coda all’Europa: 35a su 43 paesi e 25a tra i 28 stati dell’Unione europea. Nonostante un lieve progresso rispetto al 2013, l’Italia ha perso tre posizioni nell’indice della libertà economica 2014, elaborato da Wall street journal e Heritage foundation, e resta tra i paesi “moderatamente liberi”, in quella zona grigia in cui si colloca da 20 anni, da quando viene calcolato l’indice. Secondo la definizione degli autori, la libertà economica è il diritto fondamentale di ciascuno di controllare il proprio lavoro e le proprietà. Ed è il presupposto indispensabili per uscire dalla povertà e dalle privazioni. Nella classifica mondiale svetta Hong Kong, con un punteggio di 90 punti, seguita da Singapore, Australia, Svizzera, Nuova Zelanda e Canada, tutti con più di 80 punti.
L’Italia ha totalizzato 60,9 punti (più 0,3 punti rispetto al 2013), sopra la media mondiale (60,3 punti), ma sotto quella europea (67,1). E rispetto al 2013 registra lievi miglioramenti nella libertà di investimento e di commercio, controbilanciati da piccoli passi indietro nella libertà monetaria e imprenditoriale e nella lotta alla corruzione.
Nonostante i molti tentativi, spiegano gli autori dell’analisi, “le riforme legislative non sono state efficacemente realizzate, e l’economia resta gravata dalle interferenze della politica, dalla corruzione, da alti livelli di tasse e dalla rigidità del mercato del lavoro”. Fattori che, insieme con la compessità delle normative e con gli alti costi legati all’attività imprenditoriale, spingono un’ampia parte dell’economia a rimanere nel sommerso.
tratto da lamiafinanza anno 3° n.21 di martedì 21/01/2014

martedì 21/01/2014 Anno 3° n.21 – lamiafinanza

 

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