L’apprezzamento dell’euro sembra poter far convergere, se non le economie dell’unione monetaria, quantomeno le opinioni degli osservatori. Nella periferia dell’eurozona così come in paesi pilastri dell’UE c’è sempre più preoccupazione per una moneta così cara nei confronti delle altre valute internazionali, che rende più difficile il recupero di competitività delle economie più deboli, impegnate da tempo in un’opera di svalutazione interna. La riduzione del costo del lavoro registrata in vari paesi dell’eurozona serve per poter realizzare con un cambio fisso ciò che prima dell’unione monetaria veniva realizzata utilizzando la leva monetaria. L’euro caro non piace alla Francia, come ha dichiarato lo stesso governatore della banca centrale. Per la prima volta da un po’ di tempo anche in Germania si registra qualche preoccupazione per il corso dell’euro, che in queste settimane ha sfiorato il suo record sul dollaro, arrivando in prossimità di quota 1,40. Le preoccupazioni degli economisti per un rincaro così marcato della moneta unica – un anno fa l’euro stava a 1,29 sul dollaro – sono riportate in un pezzo di Bild.….. Il rincaro dell’euro provoca una perdita di competitività del Made in Germany, che è penalizzante anche quando gli accordi commerciali sono firmati fissando un rapporto di cambio. In caso di apprezzamento il margine di guadagno infatti si riduce. Per l’economia tedesca il problema è però meno rilevante rispetto a quello degli altri paesi europei, vista la sua specializzazione in settori dall’alto contenuto tecnologico. La sensibilità ai prezzi non è uguale per tutte le merci: chi esporta abbigliamento o prodotti alimentari sconta maggiormente l’apprezzamento della moneta rispetto ad economie che vendono macchinari industriali o automobili. Ciononostante le associazioni imprenditoriali intervistate da Bild evidenziano come in alcuni mercati, come quelli dei paesi emergenti, il corso così forte dell’euro potrebbe provare più di un problema. Un sospiro di sollievo arriva invece dal Giappone, dove l’export tedesco è calato di pochissimo nonostante il massiccio deprezzamento dello yen, favorito dalla politica monetaria espansiva della banca centrale nipponica.

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