Un’indagine condotta da Pagine Sì! S.p.A. sui propri clienti evidenzia che

 le imprese attive nel sociale sono più ottimiste e prevedono un 2016 in crescita rispetto al 2015.

 Pagine Sì! S.p.A. ha promosso una ricerca presso i propri Clienti volta a comprendere l’effetto delle attività per il sociale nelle aziende che fanno investimenti in comunicazione pubblicitaria. Pagine Sì!, infatti, è un punto di riferimento importante per le Piccole e Medie Imprese italiane: per oltre 50 mila di esse – numero in costante crescita – gestisce la comunicazione commerciale, contribuendo all’ampliamento e al consolidamento dei loro mercati di riferimento.

Dalla ricerca è scaturito che le aziende attive in questi ambiti prevedono una crescita delle loro attività in misura fortemente maggiore rispetto alla media generale e nazionale.

Le interviste evidenziano, inoltre, che è ancora alto il numero degli imprenditori che non esprime direttamente la propria decisione sulla destinazione dell’8 per mille e del 5 per mille.

“Gli imprenditori sono persone chiamate a prendere decisioni frequentemente, – dichiara Sauro Pellerucci, Presidente di Pagine Sì! S.p.A. – ed è opportuno che essi divengano ancora più protagonisti nel destinare i denari derivanti dalla loro attività d’impresa verso le iniziative benefiche che sentono più vicine ai loro credo”.  “La consapevolezza che la prima opera sociale che l’imprenditore svolge è il  “saper fare impresa” – conclude Pellerucci – definisce la sua centralità in qualunque tentativo volto a creare la maggiore compattezza civile possibile”.

La ricerca ha coinvolto 500 Piccole e Medie Imprese clienti di Pagine Sì!, dislocate sull’intero territorio nazionale.

Il 56,7% delle aziende intervistate fa attività per il sociale.

Il 41% delle PMI che fanno attività per il sociale ha dichiarato che il business nel 2016 andrà meglio del 2015, il 48% lo prevede in linea mentre solo il restante 11% in peggioramento.

Tra le aziende che al momento non fanno attività per il sociale, invece, solo il 19% ha dichiarato che nel 2016 andrà meglio del 2015, il 43% lo prevede in linea, mentre ben il 38% lo attende in peggioramento.

Un’altra evidenza importante riguarda l’assegnazione dell’8 e del 5 per mille: rispettivamente il 55,1% ed il 44,6% delle aziende intervistate, infatti, non ha saputo ricostruire a che tipo di Ente li avesse devoluti nel 2015.

 Entrando nello specifico, i 2/3 del 56,7% delle aziende che fanno iniziative sociali partecipano a progetti più ampi, mentre 1/3 investe in iniziative proprie.

I campi delle attività vanno da quelle strettamente a carattere sociale, comprensive di aiuto a rifugiati e disabili (22,2%) al sostegno alla Famiglia (18,5%); da iniziative in favore della Cultura (18,5%) a quelle relative allo Sport (14,8%).

Nell’81% dei casi le attività non sono riconducibili al settore di appartenenza dell’azienda.

Per quanto riguarda l’impegno economico per il sociale, il 16% delle aziende intervistate investe oltre il 2 per mille del fatturato in attività etiche, il 24% tra l’1 e il 2 per mille, mentre il 60% meno dell’1 per mille.

Il 55,6% delle aziende intervistate, infine, sviluppa le loro attività etiche in modo disinteressato, in quanto ritiene che le attività per il sociale non portino benefici tangibili al loro business.

 

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