Un milione e 582 mila famiglie, per un totale di 4 milioni e 598 mila individui, in Italia, vivono in condizioni di povertà assoluta. Lo afferma l’Istat in un report pubblicato oggi, sottolineando che, per quanto riguarda gli individui, si tratta del numero più elevato dal 2005.

La soglia di povertà assoluta è, nella definizione dell’Istat, il valore monetario di un paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia: una famiglia è assolutamente povera se la sua spesa mensile per consumi è pari o inferiore a tale valore. La soglia non è uguale per tutte le famiglie, ma è definita in base al numero dei componenti e al luogo in cui vivono.

Per esempio, per una famiglia di tre persone, che vive al Nord in una grande città (oltre 250 mila abitanti) la soglia di povertà assoluta è individuata in una spesa mensile per consumi di circa mille euro. In una grande città del Sud, per la stessa famiglia, la soglia scende a 743 euro.

La povertà relativa è calcolata invece sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà) che, per una famiglia di due componenti è stata calcolata, per il 2015, a 1.051 euro. E nel 2015 l’Istat calcola che le famiglie in condizioni di povertà relativa siano 2 milioni e 678 (il 10,4% delle famiglie), per un totale di 8 milioni e 307 mila individui (13,7% dell’intera popolazione). Le donne sono 4 milioni 134 mila sono donne (13,3%), i minori sono 2 milioni e 110 mila (20,2%) e gli anziani sono un milione 146 mila anziani.

L’incidenza della povertà assoluta è sostanzialmente stabile, negli ultimi tre anni, per le famiglie, intorno al 6%. Ma cresce se misurata in termini di persone: dal 7,3% del 2013 e dal 6,8% del 2014, l’anno scorso è salita al 7,6% della popolazione.

La crescita dell’ultimo anno, spiega l’Istat, si deve principalmente all’aumento della povertà assoluta tra le famiglie con quattro componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con due figli (da 5,9 a 8,6%), e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.

L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%).

Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (il valore minimo, 4%, tra le famiglie con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne) e del suotitolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare).

Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

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