Acquistate terreni agricoli, diventate agricoltori!”, predica da anni agli investitori Jim Rogers, uno dei più noti guru di Wall Street. Rogers crede infatti che se i prezzi delle materie prime agricole non aumenteranno gli agricoltori non potranno coprire più i loro costi e spariranno, e senza agricoltori nessuno coltiverà più la terra e ci sarà una crisi alimentare globale. In effetti ci sono sempre meno agricoltori e terreni coltivati, allo stesso tempo il fabbisogno mondiale di cibo cresce costantemente. L’ONU prevede che nel 2050 ci saranno 2 miliardi di persone in più da sfamare. I cinesi hanno da tempo prestato ascolto alle parole di Rogers. La Cina ha acquistato centinaia di migliaia di ettari coltivabili in Africa per garantirsi l’approvvigionamento alimentare. L’ONU e le associazioni dei consumatori temono che l’accaparramento di terreni agricoli possa far aumentare ulteriormente la carenza di cibo nel continente nero, perché sottrae le risorse primarie dei paesi interessati che spesso si trovano in condizioni di difficoltà economica. Con occhio ancora più critico vengono viste le banche che speculano sulle materie prime agroalimentari attraverso i derivati. Foodwatch e Oxfam le accusano di essere corresponsabili della fame nel mondo.
Chi voglia beneficiare del boom dell’agricoltura ed avere allo stesso tempo una coscienza tranquilla non dovrebbe quindi investire direttamente nelle materie prime ma puntare piuttosto sulle imprese attive nel settore agricolo. I loro titoli sono saliti negli ultimi anni significativamente ed hanno registrato una performance migliore del grano, del mais e della soia. Un altro vantaggio è la minore volatilità. I prezzi delle materie prime sono soggetti a forti oscillazioni. Le azioni vengono invece valutate piuttosto sulla base dei fondamentali e non reagiscono ad ogni piccolo movimento sul mercato alimentare. Il maggiore potenziale continuano ad averlo a nostro avviso i produttori di sementi e pesticidi perchè contribuiscono in maniera decisiva all’aumento della produttività per ettaro e quindi a far in modo che la crescente domanda venga soddisfatta nonostante le aree coltivabili siano limitate. Grazie alla coltivazione di sementi modificate geneticamente di Monsanto  è stato per esempio possibile avere in alcune regioni dell’India due raccolti invece di uno, e senza correre il rischio di una loro perdita. Il gruppo statunitense ha un “quasi monopolio”. Insieme a Syngenta e DuPont  controlla infatti più del 50% del mercato mondiale. Le sementi hanno inoltre il grande vantaggio di essere coperte da brevetti. I rischi sono quindi limitati in un settore ad alti margini di crescita. Consigliamo di acquistare Monsanto nei momenti di debolezza, al di sotto di $100, con un target sul prezzo nei prossimi sei mesi a $120.

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