Non occorre dimostrare il rapporto di causa ed effetto fra il danno subito e l’attività sbagliata dell’istituto di credito. Lo afferma una sentenza della Cassazione.

La banca è sempre responsabile per gli investimenti sbagliati effettuati senza aver ricevuto l’espresso ordine del cliente. E per ottenere il risarcimento, il risparmiatore non è neppure tenuto a dimostrare che vi sia stato quello che in gergo tecnico sia chiamo “nesso causale” fra l’operazione e il danno, ovvero che il danno sia stato effettivamente causato dall’operato della banca.

A stabilirlo è una sentenza, emessa dalla Cassazione n. 17795 dello scorso 7 agosto che ha condannato una banca a risarcire i danni patrimoniali per investimenti sbagliati non concordati singolarmente con il cliente. Gli ordini eseguiti dalla banca erano risultati con firma apocrifa o in bianco. La Corte ha ribadito che il consumatore ha diritto al risarcimento per le operazioni di investimento andate male ed eseguite dalla banca sui suoi risparmi senza un ordine certo. Ma non solo. Il cliente che voglia ottenere la restituzione delle somme perse nel cattivo affare non ha alcun obbligo di dimostrare il nesso causale fra il danno subito e l’attività sbagliata dell’istituto di credito. Al contrario, nel caso specifico, i giudici hanno sottolineato che, “la banca, gravata dall’onere, non è stata in grado di fornire la prova dell’effettiva conoscenza da parte del cliente delle operazioni di investimento compiute a sua insaputa”.

In sintesi, secondo la Suprema Corte, sono illecite tutte le operazioni d’investimento eseguite, dall’istituto di credito, sulla base di ordini non conferiti espressamente oppure che non siano stati comunicati dalla banca al cliente. Pertanto, le perdite patrimoniali prodotte da tali operazioni sono da imputare alla banca che le ha effettuate in modo autonomo.
Nella sentenza viene inoltre precisato che non è necessario che il risparmiatore contesti tempestivamente il danno subito: in pratica, per ottenere il risarcimento basta che il consumatore agisca in giudizio quando viene a conoscenza del fatto che la banca non ha comunicato di aver effettuato operazioni per suo conto.

Rosaria Barrile (tratto da www.lamiafinanza.it) di lunedì 25.08.2014 – Anno 9° n.237