Secondo un’indagine dei tre sindacati di categoria da gennaio 2008 a oggi hanno chiuso il 40% delle imprese e si sono persi il 47% dei posti di lavoro. La situazione per di più non accenna a migliorare, visto che nell’ultimo anno i posti di lavoro si sono ridotti di un ulteriore 10% e ha chiuso il 9% delle aziende. Per ripartire, sostengono i sindacati, serve solo una cosa: “staccare gli assegni” cioè rendere subito disponibili le risorse stanziate per nuove opere. In questo senso però nello Sblocca Italia “la montagna ha partorito il topolino” perché dei 3,89 miliardi stanziati appena 296 milioni saranno disponibili nel 2015 a cui se ne aggiungono altri 455 per il 2016. Queste cifre sono giudicate insufficienti per dare la scossa necessaria al sistema mentre viene spostato troppo avanti nel tempo, oltre il 2017, l’utilizzo dei 3,5 miliardi che potrebbero rianimare il settore. Un rinvio che il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni giudica “inaccettabile”. Il timing degli investimenti però non è il solo problema del decreto infatti, per i sindacati, manca una cabina di “regia” per le grandi infrastrutture e molti progetti rischiano di non vedere la luce a causa di vincoli troppo stretti.

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