”La vitalita’ che la contraddistingue consentira’ all’Italia di superare le difficolta’ che si trova ad affrontare. Importante e’, pero’, avere certezza che le energie profuse per il sistema economico, quindi sociale e di tenuta politica, possano contare su garanzie di continuita”’. Sauro Pellerucci, 46 anni, presidente e fondatore di Pagine Si’!, l’impresa cresciuta dal 1996 sino a rappresentare uno dei player piu’ importanti della comunicazione multimediale, guarda alla crisi di Seat e, in un colloquio con Asca, nei giorni del decreto del Fare, esprime la convinzione che il superamento delle difficolta’ del Paese passa attraverso il rilancio di una imprenditoria sana, capace di guardare avanti e non ripiegata su stessa. Sotto accusa e’ una politica di scelte che appaiono punitive per chi agisce. ”L’economia deve poter essere sicura di restare centrale – afferma Pellerucci – altrimenti sempre meno persone saranno disposte a impegnarsi nella gestione delle aziende: la sensazione e’ che l’aspetto politico e sociale vadano in altra direzione per cui l’imprenditore ha la percezione di dover andare contro corrente”. L’Italia non cresce ma, dice Pellerucci ”constatiamo il persistere di enfatiche dichiarazioni sulla centralita’ del problema economico nell’agenda nazionale mentre osserviamo una societa’ che continua a moltiplicare il fabbisogno statale. Quanto potra’ sopportare la crescita senza freno dei costi sociali, della spesa pubblica e la contrazione dei servizi forniti la residua imprenditoria sana’?”. Parte da qui la denuncia dell’imprenditore umbro sull’uso spregiudicato di strumenti che, come il concordato in bianco, nato per salvaguardare l’assetto di aziende in grado stare sul mercato, si e’ trasformato in elemento di forte distorsione. ”L’imprenditore vero cerchera’ di ridursi a mercati piccoli, con variabili prevedibili, sufficienti al mantenimento della propria impresa – osserva – mentre gli investitori finanziari punteranno sempre piu’ a rendimenti a breve, istantanei e garantiti, dinamici e spregiudicati, potendo contare su strumenti nati per salvaguardare il tessuto produttivo ma che, con un uso ancor piu’ disinvolto, vanno a premiare comportamenti ulteriormente speculativi di chi ha depauperato il valore delle aziende, succhiando anziche’ crearlo. Tali comportamenti oggi, tramite peculiari nuovi strumenti quali il concordato preventivo in bianco, trovano emuli in ogni settore”. Pellerucci non usa mezzi termini e definisce il concordato in bianco ”uno strumento inefficace ai fini per cui era nato ed efficace, invece, per favorire speculazioni. Seppur vero che rappresenta uno strumento disponibile per qualsiasi azienda, e’ opportuno sottolineare che viene utilizzato solo da attori che hanno portato la propria organizzazione in una situazione reversibile solo scaricando su altri aventi causa i costi sociali generati dalle proprie azioni o incapacita’. Cosi’ facendo – afferma – favoriamo gestioni aziendali meno orientate al futuro. Il concordato preventivo in bianco, sia pur nato a tutela dei creditori, puo’ essere un elemento di distorsione del mercato in maniera importante e, forse, anche distorsivo per le stesse finalita’ del mondo imprenditoriale. Ci troviamo di fronte ad uno strumento che permette ad alcune aziende di poter ripartire e quindi di poter salvaguardare una forza lavoro a discapito di tante altre realta’ produttive. Il silenzio/assenso sul piano di ristrutturazione da parte dei creditori, invertendo il precedente ordinamento, determina la possibilita’ di spostare in avanti i pagamenti ridotti in maniera sensibile, distinguendo tra vecchi creditori, pagati in percentuale ridotta, e nuovi creditori, pagati interamente e per cassa. E’ un messaggio destabilizzante per tutta la comunita’ imprenditoriale e un pericoloso ritocco del principio di libera concorrenza. Il congelamento dei debiti da parte dell’azienda in difficolta’, la possibilita’ di non pagare i propri fornitori per un lungo periodo di tempo e di pagarli poi in percentuali molto basse, determina una distorsione che opera sia nei confronti dei concorrenti del concordatario che dei concorrenti dei creditori, i quali vengono cosi’ posti in difficolta’ dal punto di vista finanziario. Questo determina lo spostamento nei rapporti di forza, invertendoli, tra debitore e creditore, oltre che porre i fornitori precedentemente scartati in posizione di vantaggio. Il principio appare essere quello di attribuire forza contrattuale a chi si comporta peggio sul mercato. E’ deleterio e terribilmente invasivo per i liberi rapporti nella scelta concorrenziale e puo’ far crollare intere comunita’ aziendali”. Il Presidente di Pagine Si’! SpA la definisce ”una forma di possibile ricatto nei confronti dei vecchi fornitori con la forza derivante dalla stessa inesigibilita’ del credito, prima bloccato e poi di fatto estinto. ( prima parte )

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