Il calcio italiano ha un giro d’affari stimato di oltre 9 miliardi, lo 0,6% del Pil. Ma fatti come la finale di Coppa Italia ne minacciano la sopravvivenza.Sabato sera, in una fabbrica di calcio della Capitale in occasione della Coppa Italia, il summit italiano secondo per importanza solo al Campionato, Fiorentina e Napoli si stavano apprestando alla contesa sportiva quando i soliti criminali anonimi travestiti da tifoso hanno pensato bene di mettersi a sparare al pubblico seminando feriti e bloccando il match fino a quando i capi banda riconosciuti hanno “autorizzato” i capitani delle squadre a giocare. Il calcio italiano coinvolge 28 milioni di appassionati ed è la 12ma industria italiana, con un giro d’affari stimato di oltre 9 miliardi di euro nel 2012. E’ lo 0,6% del prodotto interno lordo, che vale per lo Stato 1,3 miliardi di euro di contributi. E leggo su lettera43 che nell’anno successivo si è registrato un incremento di circa il 6%, come forse nessun’altra attività produttiva nazionale. Non male per un Paese che sta cercando di uscire da una crisi economica paurosa.
Per vedere le cose come stanno dobbiamo immaginare che un’industria nazionale come Eni, o Fiat (Chrysler) debba chiedere il permesso a un paio di capataz per aprire i tornelli della fabbrica e far entrare decine di migliaia di operai e tecnici per iniziare la produzione della Jeep. Forse ci sta sfuggendo che si tratta di ricatto con minaccia esplicita di sabotaggio.
Cosa fanno nella situazione i Ceo della Lega e i presidenti dei Club? Ingoiano il ritardo, mandano i negoziatori in calzoncini corti a trattare e aspettano con ansia che tornino col permesso di giocare. Lo spettacolo va a incominciare, i palinsesti tv son salvi, il business delle scommesse di Stato anche, e con un po’ di sangue intorno al prato si fa la partita anche questa volta.
Caro Enrico Bondi, dopo Parmalat avrebbe voglia di venire a salvare la nostra 12ma calcio-industria nazionale da omicidio preterintenzionale? La strada per trasformare i fanatici in fanetici come propone invano Assoetica è ancora lunga.

( tratto da lamiafinanza.it )

unedì 12/05/2014 Anno 3° n.132 Direttrice: Cristina Conti  
 

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