Non hai tempo per cucinare? Usa il surgelato. Non vuoi sprecare ingredienti? C’è il surgelato. Quante volte e a quanti cuochi ha salvato la vita. Dall’alto dei 14 chili pro capite, in un anno, per un valore che oscilla tra i 4,2 e i 4,5 miliardi di euro. In Italia, il mercato dei surgelati è particolarmente fiorente, nonostante la nostra sia la patria della buona cucina con ingredienti freschi.

La fotografia scattata è di IIAS, Istituto italiano alimenti surgelati, nel suo Rapporto annuale. Nel 2017, si è registrata una crescita del 2%. Non siamo certo ai livelli della Germania, questo bisogna notarlo, dove si raggiungono i 46,3 chili pro capite. Ma sono 25 milioni le famiglie che li usano, da noi. Il mercato dei vegetali cresce dell’1,8%, quello delle pizze del 2,1%, quello del pesce del 5%.

Vittorio Gagliardi, presidente di IIAS, nota: “Negli ultimi anni, le aziende del comparto sono state in grado di interpretare correttamente le nuove esigenze del consumatore, mixando la richiesta di prodotti a maggior contenuto ‘salute & benessere’ con quella di un elevato grado di servizio/praticità. Il vero successo del surgelato, però, è che si tratta dell’antidoto migliore agli sprechi”. Una ricerca recente mostra che i surgelati pesano soltanto per il 2,5% sul totale del cibo che sprechiamo quando cuciniamo in casa. I prodotti freschi pesano per il 63%, quelli confezionati a breve scadenza per il 30%.

Gagliardi racconta anche del 2018: “E’ ancora presto per fare consuntivi o previsioni. Il primo trimestre è stato in chiaroscuro. Rispetto al 2016, c’è una crescita a volume di due punti percentuali. Le aziende si attendono un anno di normalizzazione rispetto al trend di crescita. Poi si potrà salire ancora”.

I singoli settori come sono andati? Zuppe, passati e minestroni molto bene: +8,5%. I vegetali surgelati consumati nel 2017 – tra retail e catering – sono stati pari a 402.450 tonnellate (+1,8% rispetto al 2016). Le patate surgelate, dopo una flessione di due anni, hanno fatto registrare un aumento dell’1% per 145.350 tonnellate complessivamente consumate.