Secondo John Greenwood, capo economista Invesco, austerità, indebitamento del settore privato e super euro continuano a frenare l’economia del continente.

 I programmi di austerità sul fronte dei conti pubblici, il mancato risanamento dei bilanci nel settore privato e la perdurante forza dell’euro: secondo John Greenwood, capo economista Invesco sono queste le tre ragioni che spiegano l’incapacità dell’Eurozona di tornare a una crescita economica normale dopo la crisi del 2008-09.
“In primo luogo”, spiega Greenwood, “le autorità fiscali e monetarie europee non hanno fornito uno stimolo sufficiente a promuovere la ripresa economica: i programmi di austerità sul fronte dei conti pubblici e la riluttanza della Bce a espandere in via preventiva il proprio bilancio sul versante monetario hanno frenato la crescita della spesa”.
Secondo l’economista, inoltre, il mancato risanamento dei bilanci nel settore privato, soprattutto fra le famiglie, le imprese e le istituzioni finanziarie che si erano eccessivamente indebitate prima della crisi, rende molto oneroso per questi soggetti rimborsare i prestiti e consolidare la propria situazione finanziaria, anche in un contesto di tassi d’interesse contenuti.
Infine “il vigore dell’euro ha precluso qualsiasi possibilità di una ripresa trainata dalle esportazioni”, sottolinea Greenwood.
Per queste ragioni, si prevede che la crescita del Pil dell’Eurozona quest’anno raggiungerà l’1%, mentre il tasso d’inflazione si attesterà intorno allo 0,6%.
“Tuttavia, si rilevano due note positive a livello generale”, conclude Greenwood: “un livello di inflazione persistentemente ridotto (soprattutto nei paesi sviluppati) e una fase di ripresa economica più lunga del solito consentono un graduale risanamento dei bilanci delle famiglie e del settore finanziario, cui farà poi seguito il consolidamento dei conti pubblici”.