Accanto ai riconoscimenti alle aziende più sostenibili, ci sono anche loro, i Public Eye Awards, assegnati da Greenpeace e dalla Ong svizzera Dichiarazione di Berna, alle peggiori aziende mondiali, le più irresponsabili, quelle che hanno mancato di adeguare la loro politica aziendale alle richieste e alle esigenze della società e dell’ambiente.

Il premio della giuria (composta da esperti di economia etica, diritti umani e ambiente) è stato attribuito al produttore
di abbigliamento statunitense Gap, che si è sottratto alla necessità di migliorare le condizioni di lavoro nell’industria tessile del Bangladesh, una situazione messa drammaticamente in luce dalla tragedia del Rana Plaza, nell’aprile dell’anno scorso. Gap, nonostante la morte di oltre mille lavoratori nel crollo del palazzo di Dacca dove erano ospitate numerose piccole fabbriche che lavoravano in sub fornitura anche per molte multinazionali, non ha voluto aderire all’Accordo per la sicurezza degli edifici nel Bangladesh, firmato invece dalla molte delle imprese del settore.

Premio del pubblico invece per Gazprom. Alla consultazione hanno partecipato oltre 280 mila persone, attraverso il sito dedicato, e la maggior parte di loro ha votato per la società petrolifera russa, per la sua attività nel mar glaciale Artico, dove ha realizzato una piattaforma di perforazione per estrarre il petrolio.

Il premio ricalca in parte quello attribuito l’anno scorso a Shell, anch’essa responsabile di attività di ricerca di energie fossili nell’Artico.  Ma Gazprom, come ha sottolineato Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, “è la prima azienda a estrarre petrolio nelle acque gelide dell’Artico, nonostante il suo bilancio catastrofico in materia di sicurezza”.

I premi  sono attribuiti in concomitanza con il World economic forum di Davos. E ai più importanti opinion leader mondiali riuniti a Berna Greenpeace e la Déclaration de Berne rivolgono un appello perché rimettano in discussione l’attuale modello economico, e per l’adozione di norme di legge vincolanti a livello internazionale, alle quali siano soggette anche le multinazionali.