Troppi immobili e troppa liquidità rischiano di metterla sotto pressione: oggi più che mai serve incentivare, anche fiscalmente, nuove forme di risparmio.

Secondo i dati della Banca d’Italia, nel periodo tra il 1995 e il 2012 il valore della ricchezza netta delle famiglie italiane è aumentato in prevalenza (tre quarti) grazie ai flussi di nuovo risparmio e solo in minima parte (un quarto) per effetto di capital gain, dovuti peraltro quasi interamente al positivo andamento del patrimonio immobiliare.  La ricchezza investita in abitazioni ha avuto una rivalutazione molto significativa fino al 2007 (6,6% annuo). Nel periodo seguente, l’incremento di valore è continuato, ma in misura nettamente inferiore rispetto al passato (più 1,7% fino al 2011). A partire dal 2012 è però iniziato il calo: meno 3,9% nell’anno, seguito da un’ulteriore contrazione del 2,1% nel primo semestre del 2013. Il contributo delle attività finanziarie all’accrescimento della ricchezza è stato invece positivo solo fino al 2000 e nel 2012. Ma sostanzialmente sempre negativo nel periodo intermedio. Per effetto di queste differenti dinamiche, gli immobili rappresentavano alla fine del 2012 ben il 56,6% della ricchezza netta delle famiglie. Un valore così elevato non deve stupire. Nel nostro paese c’è una vera passione per la casa: la percentuale di famiglie che è proprietaria dell’abitazione in cui abita si colloca ben sopra la media europea, ferma al 64%.  L’evoluzione della ricchezza complessiva degli italiani è quindi determinata sostanzialmente dalla tendenza del mercato immobiliare.
Al meglio dell’attuale visibilità, è difficile immaginare che gli immobili possano riprendere il trend al rialzo che ha caratterizzato il mercato nazionale per un lungo periodo e fino alla fine del decennio scorso. Esistono infatti diversi fattori, sia di natura strutturale sia congiunturale, che non favoriscono la ripresa del mattone… ( segue )

tratto da ” lamiafinanza ” di mercoledì 12.02.2014 Anno 9° –  n.43