Settecentonovanta sono le vittime sul lavoro registrate nell’anno 2012, un numero inferiore rispetto alle 866 dell’anno precedente. Dati diffusi dall’Inail che fanno ben sperare e riflettere allo stesso tempo. In calo, ma ancora troppe. Quanto alle denunce di infortuni, nel 2012 si rileva un calo del 9% sul 2011 e  del 23% sul 2008. E l’Inail chiarisce che, aggiungendo i 25 casi ancora in istruttoria, si avrebbe un calo del 6% sul 2011 e del 27% sul 2008. Quanto agli infortuni mortali, dei 790 casi finora accertati sul lavoro più della metà (409) sono avvenuti “fuori” dall’azienda. Delle vittime, 112 erano stranieri, 790 uomini e 64 donne. Quelle  under 30 sono state 94, 100 quelle oltre i 60 anni. Il maggior numero di incidenti si e’ registrato nelle regioni del Nord ovest (212) seguite da quelle del Nord est (202), dal centro (149), dal Sud (167) e dalle isole (60). Presentando alla Camera il rapporto dell’Istituto, il presidente dell’Inail Massimo De Felice ha rimarcato: “La distinzione rispetto alla localizzazione dell’infortunio è rilevante per meglio giudicare e calibrare le politiche di prevenzione”. Gli infortuni sul lavoro hanno causato più di 12 milioni di giornate di inabilità con costi a carico dell’Inail: in media 80 giorni per infortuni che hanno provocato menomazione, 19 giorni in assenza di menomazione. Infine, le prime elaborazioni dell’indice di sinistrosità rilevano un andamento lievemente decrescente, al livello di 2,6 ogni 100 addetti esposti al rischio per un anno; i casi mortali si tengono – mostra l’Inail – al livello di 4 ogni 100.000 addetti

 

 

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