Il 90% delle televisioni private italiane ricorre alla cassa integrazione o ha fatto domanda per aprirne la procedura. Più della metà dei lavoratori è coinvolta e molti di loro hanno difficoltà a ricollocarsi, con la probabile conseguenza del collasso di un intero settore. È la fotografia della crisi dell’emittenza televisiva locale, scattata da Slc Cgil. Visto lo sciame di piccole reti sparse sul territorio è difficile quantificare con precisione il fenomeno, ma una cosa è certa: il ruolo dell’informazione locale, inteso come pluralismo e palestra per giovani professionisti, sta traballando. Per questo motivo, la questione delle tv locali è considerata la grande occasione mancata del nostro paese. Il crollo degli introiti pubblicitari, circa il 40% in meno negli ultimi 5 anni, è la lunga coda della crisi generale che ha investito l’economia nel 2008. Ma le televisioni locali hanno subìto la stangata peggiore. Si tratta, infatti, di reti che vivono di pubblicità dei punti vendita: gli stessi che sono costretti a tirare giù le serrande. Anche le televendite, bacino di risorse indispensabile per questi canali, sono collassate. Complice, in questo caso, la riconversione al digitale, che ha fatto slittare di parecchi canali i programmi televisivi delle reti locali, penalizzandone l’accessibilità durante lo zapping. Con il passaggio dall’analogico al digitale, inoltre, le emittenti si sono trovate a gestire più programmi, andando, di fatto, in cortocircuito di contenuti. Senza contare le ingenti risorse investite per l’aggiornamento tecnologico, coperto solo in parte dallo Stato. Già due anni fa Frt denunciava che nel 2009, in piena riconversione, l’intero settore ha registrato un passivo di 200 milioni circa.

 

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