Circa 17 mila soci Coop rischiano di veder andare in fumo i propri risparmi, pari a circa 103 milioni di euro affidati attraverso il sistema del prestito sociale.
La Procura di Trieste lo scorso 16 ottobre ha chiesto il fallimento delle Cooperative operaie di Trieste, Istria e Friuli, ottenendo la nomina di un amministratore giudiziale (incarico oggi ricoperto dall’avvocato Maurizio Consoli). Secondo la Procura, avrebbero accumulato un passivo di 37 milioni, coperto con una serie di operazioni immobiliari interne al gruppo per “gonfiare il patrimonio netto e rientrare nei parametri per il prestito sociale”.

Occorre precisare che gli importi versati alle Coop attraverso il prestito sociale non sono “risparmi” e neppure depositi: si tratta in effetti di veri e propri “prestiti” dei soci garantiti dal patrimonio della società e da una fideiussione pari al 30% delle somme depositate da parte di un istituto bancario.  In pratica, se un deposito fino ai 100 mila euro è garantito al 100% dal Fondo interbancario, la quota versata alle cooperative è coperta solo fino al 30%. Se le Coop quindi dovessero fallire, coloro che hanno depositato i loro soldi (e si tratta di piccoli risparmiatori che hanno aperto un “libretto nominativo di prestito sociale” nel quale versare fino ad un massimo di 33.350,33 euro) avrebbero la certezza di recuperare solo il 30% dei depositi.

Il Movimento difesa del cittadino (Mdc) ha presentato pertanto un esposto alla Banca d’Italia e un ricorso all’Antitrust per fare luce su come si sia arrivati alla disastrosa situazione dei conti di tali Coop. L’associazione, come riportato da una nota ufficiale, ha richiesto alla Vigilanza della Banca d’Italia di “verificare l’ammontare e la destinazione del denaro concesso in prestito dai soci e se lo stesso sia stato utilizzato per investimenti finanziari estranei alle attività sociali, rimettendo eventuali accertamenti di illeciti alla competenza dell’Autorità Giudiziaria”.  Per l’Mdc questa vicenda accende un faro sui potenziali rischi legati ai prestiti sociali e rende necessario, “l’avvio di verifiche a largo raggio da parte della Banca d’Italia su questa tipologia di raccolta del risparmio tra soci per evitare il ripetersi di episodi analoghi”. Ma non solo. L’Associazione che ha aperto una casella mail dedicata alle segnalazioni relative alla vicenda (sportertellorisparmiatoricoop@mdc.it), ha anche inoltrato una segnalazione urgente all’Antitrust per accertare se il messaggio pubblicitario sul Prestito sociale che figura ancora sul sito web delle Cooperative, sia ingannevole o meno. “Nel claim si parla dell’investimento come uno strumento che assicura una garanzia di valore, sicurezza e disponibilità del risparmio dei soci totalmente smentita nei fatti”.

( tratto da www.lamiafinanza.it del 03/11/2014 – Anno 9° n.307 )

   

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