Non si è chiuso nel migliore dei modi il 2018 dell’artigianato ligure. Le perdite di imprese (3.092 unità) hanno superato le nuove aperture (2.662), per un saldo finale negativo di 430 unità (-1%) su un totale di 43.402 microimprese liguri. Lo dicono gli ultimi dati Infocamere-Movimprese. In Italia la filiera artigiana si riduce dell’1,36%: 80.027 aperture d’attività, 97.730 chiusure. In totale sono poco più di 1 milione e 300 mila le microimprese attive.

 

Pressoché invariato il settore dell’alloggio e ristorazione (1.579 realtà artigiane liguri), mentre a registrare un trend positivo sono principalmente i servizi (quasi 5.200 microimprese artigiane, +0,4%). In calo i due principali settori di attività artigiana, manifatturiero e costruzioni. Nel primo caso le microimprese liguri attive, in totale 7.061, si sono ridotte dell’1,82%: 322 iscrizioni contro 451 chiusure. Le costruzioni invece hanno perso circa 200 realtà: -0,96% sulle 20.924 microimprese totali (1.408 aperture e ben 1.609 cessazioni d’impresa). Nel confronto nazionale, il trend ligure del manifatturiero è in linea con la media italiana (-1,8%), mentre il calo delle costruzioni è meno deciso (-1,67%).

 

«Dati alla mano, è stato un anno amaro per l’artigianato ligure, che ha visto chiudere ben 3 mila imprese. Una perdita che solo parzialmente è stata compensata dalle nuove aperture – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Ha sofferto molto il genovesato, dove si registra il maggior numero di chiusure, mentre qualche spiraglio di luce si apre a Imperia, unico territorio a segnare una crescita complessiva trainata dal settore delle costruzioni. Ci auguriamo che questo possa rappresentare un piccolo segnale di ripartenza per tutta la filiera regionale, quel che è certo è che le nostre microimprese continuano ad avere bisogno di nuovi stimoli e sostegni: meno burocrazia, semplificazione delle procedure, incentivi agli investimenti, riduzione delle tasse e agevolazioni per l’accesso al credito».

 

Uno sguardo ai trend provinciali. A Genova la filiera artigiana nel 2018 si chiude con 22.344 microimprese, 1.216 nuove aperture d’attività e 1.452 chiusure (236 microimprese in meno). Il calo è dell’1%. Nel corso dell’anno hanno aperto 158 realtà del manifatturiero, 215 hanno chiuso: -1,5% sulle 3.694 realtà totali del settore. Le costruzioni: 10.596 microimprese complessive, 614 nuove aperture e 722 chiusure. Una riduzione dell’1%.

 

A Savona la filiera artigiana è composta complessivamente da 8.779 micro e piccole imprese. 556 nuove aperture, 738 saracinesche chiuse (-182 unità, un calo del 2%). Il manifatturiero savonese, che conta 1.384 imprese all’attivo, perde il 2,1% (frutto di 74 aperture e 104 chiusure).  Le costruzioni, invece, si riducono del 2,9%: 406 chiusure a fronte di sole 278 nuove aperture d’attività, su un totale di 4.399 microimprese.

 

Sono 7.079 le microimprese artigiane attive a Imperia, unica provincia ad avere segnato una crescita complessiva nel corso del 2018. Qui la filiera ha guadagnato 35 imprese, frutto di 489 chiusure e 524 aperture d’attività. Il trend è positivo dello 0,5%. Crescono le costruzioni: 314 aperture, 263 chiusure, su un totale di 3.762 realtà artigiane del settore (+1,3%). Non cresce però il manifatturiero, che anzi perde 26 realtà (40 aperture e 66 chiusure durante l’anno). 1.013 microimprese totali, un calo del 2,6%.

 

Nello spezzino, infine, sono 5.200 le microimprese attive, quasi invariate nel corso dell’anno: nel 2018 sono state 399 le nuove aperture, mentre le chiusure contano 413 unità. Il calo è dello 0,3%. Il manifatturiero all’attivo è composto da 970 microimprese, con 50 nuove iscrizioni e 66 chiusure (-1,6%). Per ciò che riguarda invece le costruzioni, il settore resta quasi in equilibrio: 2.167 realtà totali, 202 nuove aperture e 218 chiusure: -0,7%.