Nel caso venisse applicata la Tares, la nuova tassa sui rifiuti e servizi, provocherà un aumento medio di 26 euro per abitante, pari al 17,6% in piùrispetto a quanto avviene con l’applicazione degli attuali tributi sui rifiuti: Tarsu e Tia. Lo scrive Confartigianato in una ricerca pubblicata sul sito dell’organizzazione legata al mondo della micro e piccola impresa.  “I rincari derivanti dalla Tares andrebbero a sommarsi ai continui aumenti registrati in questi anni dalle tariffe dei rifiuti – scrive Confartigianato – Tra marzo 2012 e marzo 2013 sono cresciute del 4,9%, tra marzo 2008 e marzo 2013 gli aumenti sono stati del 22,1% e, addirittura, negli ultimi 10 anni hanno raggiunto il + 56,6%. Per alcune tipologie di imprese, l’applicazione della Tares sarebbe un vero e proprio salasso: è il caso delle attività artigiane di pizza al taglio operanti in piccoli Comuni che attualmente applicano la Tarsu e che, con l’introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%. Non andrebbe meglio per i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il  181,7% in più. Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più”. Secondo l’Organizzazione gli imprenditori italiani hanno sborsato nel 2012 circa 9.3 miliardi di Imu sugli immobili produttivi, il 40% del gettito totale dello scorso anno (oltre 23 miliardi).  “Rispetto all’Ici, l’Imposta municipale sugli immobili ha generato un maggiore prelievo fiscale di 14,5 miliardi sui contribuenti italiani. A pagare di più, nel passaggio da Ici a Imu, sono stati gli imprenditori. Infatti il 50,6% dei Comuni italiani ha aumentato l’aliquota base da applicare agli immobili produttivi, il 47,9% ha mantenuto l’aliquota base del 7,6 per mille e soltanto l’1,6% dei Comuni l’ha ridotta: con il risultato che l’aliquota media nazionale applicata agli immobili produttivi è pari al 9,4 per mille, a fronte del valore base del 7,6 per mille”.

 

 

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