Non è accettabile il fatto che il primo fornitore di grano duro dell’Italia quale è il Canada possa esportare a dazio zero mentre applica una aliquota fino all’11% all’ingresso della pasta in arrivo dall’Italia sul proprio territorio, ma è anche necessario estendere i controlli al 100% degli arrivi da paesi extracomunitari come l’Ucraina dove sono utilizzati prodotti e fitosanitari vietati da anni in Italia ed in Europa. Sono queste alcune delle proposte presentate dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel corso del blitz di migliaia agricoltori nella Capitale davanti al Ministero delle Politiche Agricole in via Venti Settembre XX, dove è stato convocato il tavolo nazionale della filiera cerealicola con i rappresentanti delle Regioni e della filiera.

Il fenomeno speculativo – sottolinea la Coldiretti – è generato da importazioni agevolate consentite dalla regolamentazione comunitaria in materia di dazi doganali (ultimo Reg. UE n. 147 del 14/2/2014) che, attraverso un complesso meccanismo di calcoli (comparando prezzi internazionali ed interni alla Comunità insieme alle spese di nolo), stabilisce, ormai da qualche anno, dazio 0 (zero) alle importazioni di grano duro di alta, media e bassa qualità senza alcuna attenzione alle conseguenze ai produttori europei. Il risultato è che – spiega la Coldiretti – mentre il dazio in entrata del grano in Italia è pari allo 0%, nel caso di esportazione dell’Italia di pasta negli Stati Uniti e in Canada il dazio è superiore al 6% del valore della pasta con punte sino all’11% in Canada per alcune tipologie di prodotto.
Analogamente a quanto fatto per i prodotti lattiero caseari, la Coldiretti chiede che venga introdotto l’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato nell’etichetta della pasta e dei prodotti da forno, riportando le corrette informazioni al consumatore e valorizzando le distintività dei cereali italiani. Ma servono anche l’implementazione di una misura nazionale, con garanzia nazionale, in regime de minimis, che permetta agli agricoltori di ottenere l’anticipo sul prodotto conferito e l’allargamento della moratoria bancaria alle imprese cerealicole, assieme a un progetto per l’assicurazione al reddito delle imprese cerealicole con l’avvio ed applicazione dei fondi di mutualizzazione per la stabilizzazione del reddito delle imprese previsti  dal Piano nazionale dello sviluppo rurale 2014-2020 in caso di perdite causate da un drastico calo del reddito.
Con il piano cerealicolo – continua la Coldiretti – sono necessari pure il sostegno all’innovazione e il rinnovamento dei centri di stoccaggio cerealicolo soprattutto nel Mezzogiorno, anche al fine di preservare al meglio la qualità, ma nel mirino sono anche le difficoltà di funzionamento dell’attività borsistica delle Camere di Commercio (Milano, Bologna, Roma e Foggia) che, di fatto, agevolano il fenomeno speculativo attraverso la scarsa trasparenza nella formazione del prezzo. Questo – conclude la Coldiretti – rende necessario ed urgente il riordino di tutta la materia attivando immediatamente una Commissione Unica Nazionale (CUN).

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