” In gennaio, secondo i dati dell’Abi, sono calati del 3,3%: è la flessione più ampia dall’inizio della crisi. E crescono le sofferenze.”

Un calo del 3,3%, dopo il meno 2,5% di dicembre: non si arresta la stretta al credito nei confronti di famiglie e imprese. Lo testimoniano i dati diffusi oggi dall’Abi, che parlano appunto di una diminuzione di oltre tre punti percentuali, in gennaio, rispetto a un anno fa. Ma la flessione inizia da lontano, e se quello del mese scorso è il calo più consistente dall’inizio della crisi, la serie è ininterrotta dal maggio 2012. In termini assoluti, le erogazioni sono state pari a circa 1.900 miliardi di euro. E la somma, come sottolinea l’associazione delle banche italiane, è “nettamente superiore all’ammontare complessivo della raccolta da clientela”, 1.750 miliardi. C’è dunque un’eccedenza di prestiti rispetto alla raccolta di oltre 166 miliardi, e le banche prestano di più di quanto raccolgono. E l’andamento dei prestiti è in linea con l’andamento dell’economia nazionale.  Così, è un segno della crisi anche la rischiosità dei prestiti, che è in crescita, con le sofferenze nette salite a dicembre a 64,3 miliardi. Soltanto due anni prima, alla fine del 2010, non arrivavano a 37 miliardi, mentre il rapporto tra sofferenze nette e impieghi è balzato dall’1,9% di due anni fa al 3,3% di fine 2012. La “buona notizia” è la relativa stabilità dei tassi di interesse sui prestiti, che restano su livelli contenuti. Il tasso sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è portato per esempio a 3,75% dal 3,70% del mese precedente, mentre il tasso sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è salito al 3,71% dal 3,59%.

(tratto da lamiafinanza di martedì 26.02.2013 – Anno 8  n.57 )

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