Si apre la stagione degli aumenti di capitale che coinvolge sia i grandi gruppi sia gli istituti a vocazione locale. In testa alla classifica, per la somma che potrebbe essere chiesta al mercato, Mps con 5 miliardi .

Per le banche italiane è partito il conto alla rovescia per gli aumenti di capitale. Occorrono infatti nuove risorse per superare l’Asset quality review, ovvero la “revisione della qualità degli attivi”, che gli ispettori della Bce stanno effettuando per preparare il terreno alla cosiddetta vigilanza unica europea e arrivare pronte agli stress test di settembre previsti dalla Bce, che serviranno a valutare la solidità patrimoniale a fronte di eventi negativi.
Di qui la corsa agli aumenti di capitale che nelle ultime settimane ha visto protagonisti i big del credito italiano, dai gruppi nazionali alle banche locali. La prima operazione avvenuta quest’anno e già chiusa con successo, è quella del Banco Popolare che ha raccolto 1,5 miliardi di euro.
Di gran lunga più robusta,  invece, la ricapitalizzazione che dovrà sostenere il Montepaschi di Siena: l’aumento, che attende il via libera degli azionisti a metà maggio in modo da approdare sul mercato a giugno, dovrebbe attestarsi intorno ai 5 miliardi. “Solo” un miliardo invece verrà richiesto dalla Popolare di Vicenza che potrebbe utilizzare le risorse ottenute per rilevare Banca Etruria, la Popolare di Marostica e la Cassa di Risparmio di Ferrara.
Costretta a battere cassa anche Carige per un importo complessivo di 800 milioni, richiesti al termine dell’ispezione di Bankitalia e approvati dal Consiglio di amministrazione guidato da Piero Montani. A seguire nella classifica delle banche in cerca di capitali ci sono Bpm e Veneto Banca (500 milioni ciascuna), Credito Valtellinese (400 milioni) e Popolare di Sondrio (350 milioni).
A queste, come accennato, potrebbe presto aggiungersi la Bper per una somma non superiore ai 700 milioni, così come anticipato nel corso dell’ultima assemblea dei soci.

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