L’Ance lancia l’allarme. Le imprese del settore delle costruzioni sono in Italia allo stremo, in una situazione disperata. Anche per colpa dei ritardi nel pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Nonostante gli interventi del governo per sanare la situazione, nel primo semestre la stragrande maggioranza delle aziende edili soffriva ancora della estrema lentezza dei rimborsi pubblici. Il risultato è un’inevitabile riduzione degli investimenti e, soprattutto, nel 36% dei casi, in più di un’impresa su tre, un taglio dei posti di lavoro.

Le misure finora adottate dai vari governi, sottolinea il presidente Paolo Buzzetti, «hanno avuto effetti positivi, ma ancora troppo limitati». Secondo le stime dell’associazione, infatti, circa 10 miliardi di euro di ritardati pagamenti – compresi quelli maturati nei primi mesi del 2014 – rimangono ancora senza una soluzione ed i tempi medi di pagamento nei lavori pubblici rimangono troppo lunghi (circa 7 mesi).
Il provvedimento che avrebbe dovuto rilanciare tutto il settore edilizio, con una nuova forte spinta alla realizzazione di infrastrutture, dice l’Ance non fa ripartire affatto la crescita, ma anzi, a giudizio dei costruttori, si scontra «contro il muro dell’austerità». Lo Sblocca Italia non stanzia infatti risorse sufficienti.