Chi è Massimiliano Allegri? È il tecnico dei quattro scudetti consecutivi con la Juventus e di un titolo con il Milan. A Torino si fermerà per il quinto anno consecutivo e, nel mondo degli allenatori moderni, è quasi un record in Italia. Ha quasi le funzioni del manager inglese. Ma è un’aziendalista, nel senso che accetta ciò che la Società fa in sede di calciomercato e non solo. Non è uno che punta i piedi per avere tizio piuttosto che caio.

Effettivamente, la Juventus si può definire un’azienda, non solo una società calcistica. Quest’anno i ricavi sono arrivati a 539 milioni, l’Ebitda a quasi 111 milioni e mezzo. Vero che l’anno scorso i ricavi erano stati di 562 milioni e 700 mila euro e l’Ebitda di 162 milioni. Ma c’era stato l’acuto con la finale di Champions League conquistata. Non solo, c’era stata la maxi plusvalenza per la cessione di Paul Pogba al Manchester United. Uno di quelli che Max avrebbe voluto per sempre ma che, una volta ceduto, ha sostituito con ciò che la Società gli ha fornito. Vincendo ancora. Pure le spese, nella stagione del settimo titolo consecutivo, sono aumentate: 427 milioni contro 400. Gli introiti pubblicitari sfiorano gli 89 milioni, le vendite di prodotti e le licenze vanno a gonfie vele. Il valore del brand porta i bianconeri a essere in ottima posizione, molto meglio di tutte le altre squadre italiane. Undicesima come valore, +23%, a 605 milioni di dollari, con Tottenham e Paris Saint Germain nel mirino per entrare nella top 10. Nella classifica dei brand con più appeal, poi, la Juventus è già tra le prime dieci, ottava, dopo aver scavalcato il Manchester City e proprio il Tottenham, a un passo da Chelsea e Arsenal.

Dal 2012/2013, stagione in cui la Juventus ha rimesso piede in Champions League, gli incassi sono stati di 462 milioni, ossia circa 77 milioni a stagione. Nelle ultime sei stagioni, nessun club europeo è arrivato a tanto. Agli incassi della Champions vanno aggiunti quelli al botteghino (14 milioni, il che porta i ricavi a 91,8). Naturalmente, pesa e tanto anche la proprietà dello stadio, in particolare in patria. I ricavi da campionato e Coppa Italia hanno sfiorato quota 70 milioni quest’anno, 23 in più della stagione precedente. Vero che, da azienda, ragiona pure con i tifosi la Vecchia Signora, aumentando di anno in anno i prezzi di biglietti e abbonamenti e facendo infuriare gli affezionati.

Max Allegri siede su questa miniera d’oro. Che scricchiola un po’ in Borsa. Nell’ultimo anno il titolo è sceso parecchio. A maggio del 2017, alla vigilia della finale di Champions League contro il Real Madrid, le azioni bianconere era a 0,86 euro; a gennaio 2018 eravamo a livelli simili. Quando la squadra si è rimessa a lottare per il titolo siamo arrivati a 0,87. L’eliminazione con il Real Madrid ha provocato però uno sconquasso finanziario: 0,59 ad azione, poi 0,65 dopo la vittoria della Coppa Italia (-25%).

Il tecnico livornese, a proposito del suo ruolo di manager e di aziendalista, dice: “Oggi in Italia si è creata quasi una fobia per cui un allenatore è il responsabile tecnico, ma non deve essere un manager. Però si tratta di una figura chiave che collabora con la società e pone le basi per successi e quindi deve conoscere le strategie economiche del club per cui lavora e gli obiettivi. Quando in tv si parla di strategie e di giocatori che vanno e che vengono, capisco che si semplifica. L’importante è essere realisti nell’analizzare e capire le situazioni, questo è il nostro compito”.

Business e calcio, allenatore e manager, al giorno d’oggi sono molto simili. Prima lo si capirà anche in Italia, prima si tornerà a vincere anche in Europa. Questo Allegri lo sa.