Meno prestiti, ma sempre più rischiosi. Lo rileva l’Associazione bancaria italiana nel rapporto mensile di relativo al mese di giugno.
Nonostante il basso livello dei tassi di interesse sui prestiti (il tasso medio sul totale dei prestiti a maggio era pari al 3,88%), l’insieme dei finanziamenti a maggio registra una flessione del 2,9% su base annua, lo stesso valore del mese precedente, contro il meno 4,5% di novembre 2013 che aveva segnato il picco negativo. I finanziamenti a famiglie e imprese a maggio sono diminuiti del 2,1% rispetto allo scorso anno. Intanto però, complice la crisi, la rischiosità dei prestiti in Italia è ulteriormente cresciuta: le sofferenze lorde sono risultate ad aprile 2014 pari a 166,4 miliardi dai 164,6 miliardi di marzo. Più in generale, tutti i parametri in grado di misurare la rischiosità dei prestiti per il sistema bancario sono in aumento: il rapporto sofferenze lorde su impieghi è dell’8,8% ad aprile 2014 (6,8% un anno prima; 2,8% a fine 2007), valore che raggiunge il 14,9% per i piccoli operatori economici (12,5% ad aprile 2013; 7,1% a fine 2007), il 14,2% per le imprese (10,6% un anno prima: 3,6% a fine 2007) e il 6,5% per le famiglie consumatrici (5,9% ad aprile 2013; 2,9% a fine 2007).

Secondo i dati dell’Abi, a penalizzare l’erogazione dei prestiti a medio e lungo termine avrebbe contribuito anche la riduzione su base annua della raccolta tramite obbligazioni: nel mese di maggio 2014 la riduzione è del 7,2% rispetto allo scorso anno, per oltre 38 miliardi di euro.

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