Nelle pieghe delle crisi, le imprese giovanili umbre mostrano insospettati segni di vitalità. Anche se il numero complessivo delle imprese, in una regione sempre più anziana, è ancora in calo.Il numero delle imprese di capitale, in percentuale, è però maggiore di quello medio italiano. La quota delle imprese giovanili “femminili” è superiore sia a quella nazionale che a quella del centro Italia. Nel campo finanziario, in quello assicurativo e nelle attività di servizio i dati sono in crescita. E l’imprenditoria straniera, (spiccatamente giovanile) si conferma come un fattore in grado di movimentare l’economia e di creare posti di lavoro, in una regione nella quale l’età media degli abitanti e degli imprenditori è sempre più elevata. E’ quanto emerge dalla lettura incrociata dei dati esposti da Giuliana Piandoro, segretario generale di Unioncamere Umbria al secondo Meeting dei Giovani Imprenditori dell’Umbria, promosso dal Comitato Giovani imprenditori della Camera di Commercio di Perugia, che si è svolto nella sede di Ponte San Giovanni dell’ente camerale. Ecco, in dettaglio i dati sulla consistenza, i caratteri e le dinamiche delle imprese giovanili umbre elaborati da Unioncamere Umbria sui numeri raccolti da Registro Imprese e Infocamere.   I numeri delle imprese giovanili : 

In Umbria, al 30 settembre 2013, le imprese giovanili, ossia quelle caratterizzate dalla partecipazione assoluta o maggioritaria di giovani con meno di 35 anni, ammontavano a 8.101 unità con un’incidenza percentuale del 9,9% sul totale delle imprese in regione, (contro una media nazionale del 10,9% e dell’Italia Centrale del 10,4%). Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente si è registrato un calo di 505 unità, pari ad una variazione % del ‐5,9%, una contrazione superiore sia a quella riscontrata a livello nazionale (‐4,4%), sia al valore calcolato per l’Italia centrale (3,7%). Il maggior numero delle imprese giovanili umbre opera nel settore commerciale con 2.416 unità, seguito dalle costruzioni (1.537), dall’agricoltura (1.084), dall’attività di servizi di alloggio e di ristorazione (722), dal manifatturiero (540) e via via da tutti gli altri comparti con consistenze inferiori. Per quanto riguarda il tasso giovanile, il valore più elevato nell’ambito dei vari settori di attività si riscontra per il comparto finanziario e assicurativo (14,4%), cui fanno seguito le attività di servizio e ristorazione (13,5%), le costruzioni (12,5%) e il commercio (11,8%). I valori evidenziati risultano più elevati rispetto alla media italiana e a quella dell’Italia centrale nelle attività finanziarie e assicurative, mentre sono leggermente più bassi per il settore delle costruzioni e per quello di alloggio e ristorazione.

 La natura giuridica delle imprese.Per quanto concerne la natura giuridica, una peculiarità specifica delle imprese giovanili è la marcata presenza delle ditte individuali con una quota del 75,8% (valore ben superiore al 61,1% del totale imprese attive). La quota delle ditte individuali risulta comunque inferiore al 76,6% dell’Italia centrale e del 78,7% dell’Italia. L’incidenza delle società di persone è pari all’11,6% rispetto al 20,7% dell’intera struttura imprenditoriale, un valore che supera di quasi 3 punti percentuali quello riscontrato a livello nazionale e di 3,5 quello del centro Italia, mentre ammonta all’11,6% la quota delle imprese giovanili umbre che hanno adottato la forma giuridica della società di capitale (una percentuale inferiore di 2 punti delle regioni centrali e di poco superiore alla media nazionale con un 11,2%).

 Le imprese giovanili femminili. Le imprese femminili contano 2.411 unità e rappresentano il 29,8%, un valore percentuale superiore a quello nazionale (27,1%) e a quello del centro Italia (28%). La marcata presenza della componente femminile tra le imprese giovanili si può valutare più compiutamente se si considera che l’analoga quota sul complesso delle imprese attive in Umbria è del 27%. Nonostante questa apprezzabile propensione, tra il 3° trimestre 2013 e lo stesso periodo dell’anno precedente l’imprenditoria giovanile in “rosa” ha accusato una perdita di 102 unità. Tra i settori più colpiti il commercio (‐37), l’agricoltura (‐31), i servizi alle imprese e alle persone (‐22), positivi invece le attività di servizi di alloggio e ristorazione (+21) e le attività finanziarie e assicurative (+15).

 Le imprese giovanili straniere . Sono quelle imprese in cui la percentuale di partecipazione dei non nati in Italia è superiore al 50%. Sono 1.550 rispetto alle 1.621 dello scorso anno. La loro incidenza percentuale sul totale delle imprese giovanili è del 19,1% (dato leggermente inferiore a quello della media nazionale e notevolmente inferiore a quella dell’Italia centrale (26,2%). Il 38,3% di queste opera nel settore delle costruzioni (in Italia sono il 33,7% e nel Centro Italia il 42,2%): una quota che supera largamente l’analoga incidenza (18,3%) delle imprese straniere sul totale imprese umbre operanti nello stesso settore. In generale, eccezion fatta per le attività artistiche e di ristorazione (3,6% la percentuale straniera sulle giovanili e 3,8% le straniere sul totale imprese) i valori della componente straniera nelle imprese giovanili sono tutti più alti. Di fronte all’invecchiamento demografico del nostro Paese, ed in particolare della nostra regione, emerge l’importanza dell’imprenditorialità straniera (che possiamo considerare spiccatamente giovanile) quale fattore in grado di movimentare l’economia e di creare posti di lavoro. In Umbria i settori a più alta concentrazione di imprese giovanili straniere sono le costruzioni (38,3%), seguite dal commercio, dai servizi di noleggio e dalle attività manifatturiere. Per quanto attiene alla nazionalità delle imprese accanto ad una quota pari all’80,9% delle imprese italiane, il 13,5% sono quelle extracomunitarie ed il rimanente 5,6% quelle comunitarie. Le imprese extracomunitarie si concentrano in prevalenza nei settori delle costruzioni, del commercio, dei servizi di supporto alle imprese.

 Le dimensioni delle imprese . In merito alla dimensione delle imprese giovanili si possono trarre alcune indicazioni dalla loro articolazione per classi di addetti ottenuta sulla base dell’integrazione tra i dati disponibili presso il Registro imprese camerale ed altri fonti amministrative esterne, in particolare l’archivio Inps. In base a queste informazioni il 59% delle imprese giovanili umbre appartiene alla classe con “1 addetto” (lo scorso anno il valore era di un punto inferiore 58,1%), seguono con il 24,9% quella tra i 2 e i 5 addetti , con il 3,2% quella tra i 6 e i 9, con l’1,3% quella da10 a19 ed infine con lo 0,3% quelle di classi dimensionali maggiori ai 20 addetti. Altro interessante elemento conoscitivo è il grado di imprenditorialità giovanile che viene definito in base alla maggiore o minore partecipazione di giovani negli organi di controllo e nelle quote di proprietà dell’impresa. In particolare esso è desunto dalla natura giuridica dell’impresa, dall’eventuale quota di capitale sociale detenuta da ciascun socio di età inferiore ai 35 anni e dalla percentuale di giovani presenti tra gli amministratori o titolari o soci dell’impresa secondo i criteri condivisi definiti nella tabella sotto indicata. Sulla base di questi parametri è possibile classificare le imprese secondo il grado di presenza in: maggioritaria, forte ed esclusiva. I dati così ottenuti evidenziano come l’88,2% delle imprese giovanili umbre sono caratterizzate dalla presenza esclusiva di under 35 , un livello inferiore di due punti percentuali alla media nazionale (situazione pressoché identica al dato evidenziato nel trimestre dello scorso anno dove il valore dell’Umbria era pari all’88,1% e a quello nazionale pari all’ 89,9%), mentre quelle con una presenza forte o maggioritaria, rispettivamente con quote del 9,8% e del 2,0%, fanno rilevare incidenze più elevate di quelle calcolate a livello nazionale.

 Un inedito workshow

Lo scorso 17 dicembre il Comitato Giovani imprenditori della Camera di Commercio di Perugia ha promosso, nel corso dell’annuale Meeting, un incontro inedito, tutto dedicato all’innovazione aziendale, all’insegna dello slogan “Solo le grandi squadre sanno fare grandi cose”. L’obiettivo dell’appuntamento è stato quello di illustrare come si può creare insieme, nelle aziende, il cambiamento. Una co-creazione. Un passaggio che non è solo terminologico, ma di profondo rinnovamento nella visione, negli approcci e nelle metodiche. L’incontro fuori dagli schemi, è stato all’insegna dell’innovazione anche nella formula: non solo un appuntamento di lavoro, un workshop, ma un inedito “workshow in 3D”, modellato come un affascinante viaggio nella formazione, interattivo e in tre dimensioni, per apprendere in modo stimolante le nuove visioni di leadership. Per la prima volta in Italia, Rino Panetti e Luigi Spiga della Sol Italy, una società che si occupa di trasferire alle organizzazioni le più recenti metodologie di management, hanno illustrato ai giovani imprenditori umbri i nuovi modelli e i metodi di “cocreazione del cambiamento” ideati al Mit di Boston, una delle più importanti università di ricerca del mondo, che è ormai considerato come il più evoluto e riconosciuto incubatore di pensiero manageriale.

 

 

 

 

 

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